Torre Milano, la sentenza: è abusiva, ma in buona fede
I vecchi professori di diritto penale – ricorda un pm – raccontavano il caso dell’alpino tornato dopo anni in Italia dalla campagna di Russia. Poteva non aver letto la Gazzetta ufficiale e non conoscere le leggi che era tenuto a rispettare. Scattava per lui “l’ignoranza inevitabile”, articolo 5 del codice penale (“La legge non ammette ignoranza”) riformato da una sentenza della Corte costituzionale del 1988 che esclude la punibilità quando il comportamento è assolutamente inevitabile e incolpevole.
Il sindaco Giuseppe Sala, i suoi dipendenti dell’urbanistica, i costruttori milanesi sono come gli alpini tornati dalla campagna di Russia. Assolti dalla giudice Paola Braggion dai reati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva perché “il fatto non costituisce reato”. Lo spiega, in attesa delle motivazioni della sentenza che arriveranno tra 90 giorni, un comunicato del presidente del Tribunale, Fabio Roia.
Il “fatto” c’è, la Torre Milano è abusiva, è stata costruita con un “titolo illegittimo” (la Scia invece del piano attuativo), è “nuova costruzione e non ristrutturazione”, dunque è stata edificata “in contrasto con norme statali fondamentali”. Ma dirigenti comunali e costruttori sono assolti, perché “per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo”. Tutti alpini tornati dalle piane gelate del Don.
La Torre Milano diventa così oggi il nuovo simbolo della città di Sala. Grattacielo di 24 piani costruito come “ristrutturazione” di piccole palazzine di due e tre piani completamente abbattute. I costruttori Carlo e Stefano Rusconi, il progettista Gianmaria Beretta, i dirigenti comunali Giovanni Oggioni e Franco Zinna e i loro sottoposti – secondo la sentenza – non sapevano delle leggi e in buona fede hanno seguito invece le norme del Rito Ambrosiano, che allarga a dismisura il concetto di “ristrutturazione” e permette di tirar su grattacieli con la Scia e quasi senza pagare oneri.
“Solo negli ultimi anni”, scrive Roia, “la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione”, chiarendo che il Rito Ambrosiano è illegittimo. Gli imputati hanno agito secondo “la prassi consolidata del Comune di Milano”.
Prassi più forte della legge? La Procura commenta che “le sentenze si rispettano anche quando non si condividono”. L’impugnazione in appello sarà decisa solo dopo aver letto le motivazioni. Qualche voce fa però osservare, in punto di diritto, che non “solo negli ultimi anni”, ma da sempre Cassazione, Consiglio di Stato e Corte costituzionale hanno difeso le norme urbanistiche fondamentali; a cui anche il Comune di Milano si è finalmente adeguato dal novembre 2025.
Qualche pm ricorda che questa assoluzione è stata resa possibile dall’espulsione dal processo delle chat sequestrate dalla Procura in un’indagine parallela, che avrebbero dimostrato che l’“elemento soggettivo” c’era eccome: “È una roba che grida vendetta!”, diceva l’architetto Marco Engel a proposito dei grattacieli di parco Lambro. “Che cazzo, com’è possibile che abbiamo distorto la norma in maniera tale che un intervento di questa dimensione possa essere un intervento di ristrutturazione con Scia? La cosa è successa solo a Milano. È solo Milano che si sente forte abbastanza per dire: chi se ne fotte”.
Ora si attende il riverbero di questa sentenza sugli altri processi sull’urbanistica: anche altri giudici riconosceranno la “esimente dell’alpino” a funzionari di lungo corso e a operatori di grande esperienza? La “buona fede” va e viene, nelle pronunce dei giudici: è stata riconosciuta dalla gip Sonia Mancini che aveva revocato il sequestro del cantiere di viale Papiniano 48, ma poi disconosciuta dai giudici del Riesame (Galli-Guadagnino-Nosenzo). E anche se la giustizia penale potrebbe assolvere, ciò non avrà conseguenze sulla giustizia amministrativa: i grattacieli abusivi restano e resteranno abusivi.
Intanto, comunque, la politica esulta. Sala si dice soddisfatto, attacca i magistrati e chiede al procuratore Marcello Viola di sconfessare i suoi pm: “Mi ha amareggiato molto la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse. Un continuo uso di aggettivi, una continua necessità di corroborare le loro tesi con parole tese a screditare la nostra azione”.
