SISTEMA MILANO

Torre Milano, accusa e difesa a confronto

Torre Milano, accusa e difesa a confronto

È la prima inchiesta sull’urbanistica milanese che arriva a sentenza. La giudice Paola Braggion martedì 16 giugno si pronuncerà sulla Torre Milano, un grattacielo di 24 piani alto 85 metri edificato in via Stresa, al posto di due piccole palazzine a uffici di 2 e 3 piani che un tempo ospitavano la casa editrice Universo, quella che pubblicava i giornali a fumetti l’Intrepido e Il Monello.

La pm Marina Petruzzella ha chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a 50 mila euro di ammenda, per i principali indagati: i costruttori Carlo e Stefano Rusconi, il progettista Gianmaria Beretta, i dirigenti comunali Giovanni Oggioni e Franco Zinna. Ha chiesto anche la pena che fa più paura ai costruttori: la confisca del grattacielo ritenuto abusivo, perché costruito con la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) invece che con un piano attuativo, come fosse una “ritrutturazione” e non invece una nuova costruzione; dunque pagando al Comune oneri e “monetizzazioni degli standard” molto più bassi.

Ogni caso urbanistico è a sé, tra i molti a processo o sotto indagine. Ma certo questo, che arriva per primo a sentenza, darà il segno dell’aria che tira, se il tribunale accetterà le ipotesi dei pm o le respingerà. Accusa e difesa si sono confrontati in modo molto vivace durante le udienze del processo. Ecco, in estrema sintesi, i loro argomenti.

Piano attuativo o Scia?
Difesa: Secondo la legge regionale lombarda non c’è obbligo di piano attuativo nei settori della città già compiutamente urbanizzati e nei lotti inferiori ai 5 mila mq di superficie.
Accusa: La legge regionale conferma la legge urbanistica del 1942 (“Il piano regolatore generale è attuato a mezzo di piani particolareggiati di esecuzione”). Lo hanno recentemente confermato Cassazione e Consiglio di Stato.

Ristrutturazione o nuova costruzione?
Difesa: La Torre Milano è ristrutturazione, ha demolito e ricostruito con diverse caratteristiche tipologiche e planivolumetriche, per realizzare un intervento di rigenerazione urbana.
Accusa: La Cassazione ha già affermato che è ristrutturazione solo se si conserva traccia dell’edificio precedente. E il Consiglio di Stato ha dettato i criteri per definire la ristrutturazione. Non rispettati nel caso della Torre Milano, che non ha conservato nulla del precedente edificio demolito, ha portato fuori terra superfici che precedentemente erano interrate e ha realizzato un cambio di destinazione d’uso, da uffici a residenza.

Bisogna dare nuovi servizi ai cittadini?
Difesa: Il carico urbanistico (cioè il “peso” sulla città) della Torre Milano è di 160 abitanti. Prima, negli uffici, potevano entrare 300 impiegati. Dunque il nuovo intervento ottiene una riduzione del carico urbanistico, ergo nessun nuovo servizio deve essere fornito.
Accusa: Il calcolo della difesa è suggestivo ma errato, oltre che insensato, e comunque in contrasto con la legge statale e regionale. Il carico urbanistico di un edificio residenziale è molto maggiore di quello di un edificio a uso uffici. Poi il numero dei nuovi abitanti, calcolati correttamente secondo la normativa urbanistica del 1968, è 320, non 160. Torre Milano ha generato un carico insediativo maggiore di quello precedente.

Bisogna dare nuove aree per servizi?
Difesa: La legge dice che i servizi devono essere 18 mq per abitante. Ma a Milano ci sono già almeno 30 mq per abitante, dunque niente deve essere dato perché “la dotazione di standard è già ampiamente soddisfacente”.
Accusa: Calcolo non corretto, perché tiene conto solo della popolazione stabilmente residente, ma non della popolazione gravitante nel territorio, stimata in base agli occupati, agli studenti, agli utenti dei servizi di rilievo sovracomunale, ai flussi turistici. Un esempio: i parcheggi a Milano sono gravemente insufficienti. In più, i nuovi residenti così usufruirebbero gratuitamente di aree pagate da coloro che si sono insediati prima di loro e questo viola l’elementare criterio di giustizia, secondo cui i costi dei servizi pubblici devono essere addossati a tutti i beneficiari.

“Monetizzazioni”, il prezzo è giusto?
Difesa: Sì, lo ha stabilito il Comune e l’operatore si è adeguato.
Accusa: La legge regionale del 2005 sul governo del territorio consente la monetizzazione delle aree a standard per una somma “comunque non inferiore al costo dell’acquisizione di altre aree”. A Milano il Comune pretendeva invece costi molto più bassi.

Il Fatto quotidiano, 14 giugno 2026
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