SISTEMA MILANO

Il “monastero” senza monaci per santificare Mind e l’archistar

Il “monastero” senza monaci per santificare Mind e l’archistar

Salviamo la Chiesa ambrosiana, aiutiamo il suo arcivescovo. Per ingenuità, suppongo, monsignor Mario Delpini (l’unico arcivescovo di Milano che il papa non ha fatto cardinale) si è lasciato coinvolgere in una operazione presentata come una conquista della comunità diocesana: la costruzione di un “monastero” nell’area Mind, alla periferia di Milano, firmato da un’archistar, Stefano Boeri.

Come ha potuto essere così ingenuo da non rendersi conto di essere stato coinvolto in un’operazione di marketing urbano? Churchwashing, si potrebbe dire. Mind è la sfortunata area periferica dove è stato impiantato l’Expo 2015. Undici anni dopo non ha ancora trovato la sua vocazione urbana.

Per cercare di darle un senso, vi hanno deportato le facoltà scientifiche dell’Università Statale. Per il resto, l’hanno lasciata a Lendlease, che sta cercando di portare a termine, con difficoltà, una robusta speculazione edilizia. Ora è arrivato il dressing, il marketing del sublime: un “monastero” che offre valore simbolico a Mind, peraltro a spese della Diocesi milanese.

Il monastero, nella storia della Chiesa, è un insediamento religioso, culturale, sociale realizzato da una comunità monastica. Nei secoli, ha fatto sviluppare la Chiesa, la cultura, le comunità cristiane. Ha creato organizzazione sociale, nodi economici, agricoli e produttivi, ha custodito cultura e salvato testi antichi.

Quello di Mind è un “monastero” senza monaci, dunque un non-monastero. Monastero immaginario, nell’epoca in cui i monasteri reali chiudono, i seminari si spopolano, le chiese restano senza fedeli, le parrocchie senza preti. Santificazione di una sfortunata operazione immobiliare.

Churchwashing e, insieme, Archistarwashing, tassello della ricostruzione dell’immagine di Stefano Boeri, nel momento in cui è coinvolto in tre inchieste giudiziarie. Che cosa dice, di questo, la Chiesa di Milano, quella di padre David Maria Turoldo e di Carlo Maria Martini?

 

 

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Il Fatto quotidiano, 15 maggio 2026
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