SISTEMA MILANO

Raffica di sentenze del Tar: i costruttori devono pagare di più

Raffica di sentenze del Tar: i costruttori devono pagare di più

Quanto è costato, ai milanesi, il Sistema Milano? Da almeno una decina di anni l’amministrazione comunale ha permesso agli operatori di costruire pagando cifre bassissime di oneri d’urbanizzazione e ancor più basse di “monetizzazioni degli standard”, cioè di compensazioni per le aree che i costruttori dovrebbero cedere al Comune per realizzare servizi per gli abitanti che arrivano in un nuovo insediamento. Solo dopo le inchieste della Procura, il Comune di Milano, a fine 2024, si è allineato alle leggi, chiedendo agli operatori cifre più alte.

È scattata la loro reazione: una pioggia di ricorsi al Tar. Ma il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia sta respingendo una dopo l’altra tutte le loro richieste. Era già emersa una tripletta di sentenze, tre verdetti che nel marzo scorso hanno bocciato i ricorsi presentati per conto di tre diversi operatori da Fabio Todarello, principe degli avvocati amministrativisti a Milano e gran difensore dei costruttori: a proposito di una torre in via Trentacoste a Lambrate, di un edificio in piazzale Libia, di un palazzo di via del Fusaro in zona Washington. Ad aprile, una nuova sentenza ha respinto le pretese della Savills Investment Management Sgr spa, rappresentata anch’essa dall’avvocato Todarello: a proposito di un palazzo in via Watt, zona Navigli.

Savills, fondata in Gran Bretagna nel 1855, è uno dei più importanti agenti immobiliari del mondo. La Savills Investment Management Sgr è una società di gestione del risparmio che opera anche in Italia, amministra fondi e realizza operazioni immobiliari soprattutto a Milano, ma anche a Roma e in Emilia.

Tra l’aprile e il dicembre 2025, il Comune di Milano ha ricalcolato la cifra che Savills deve versare nelle casse di Palazzo Marino per il suo “intervento di riqualificazione dell’immobile di Via Watt 15”: ha aggiornato il “valore di monetizzazione dello standard dovuto”, “nonché il costo di costruzione dovuto per il medesimo intervento”.

Quello di via Watt era stato permesso come “intervento di ristrutturazione edilizia previa demolizione, con cambio di destinazione d’uso da produttivo/terziario a residenziale”, autorizzato nel 2023 con una Scia (la ormai famosa Segnalazione certificata di inizio attività) alternativa al permesso di costruire. Dopo “l’avvio di alcune indagini penali in materia urbanistica”, il Comune ha rivisto i permessi: quell’intervento non è “ristrutturazione”, ma nuova costruzione, con conseguente applicazione “di un regime più oneroso per le dotazioni di servizi”, come stabilito nell’agosto 2025 anche dal Consiglio di Stato.

Savills ricorre. Il Tar respinge. Perché il Comune, per legge, deve ottenere dai costruttori la cifra necessaria al “reperimento di aree all’interno della medesima zona di intervento, per far fronte all’aggravio del carico urbanistico generato dalla trasformazione edilizia”, ha stabilito il collegio del Tar composto da Gabriele Nunziata (presidente), Giovanni Zucchini (consigliere) e Luigi Rossetti (estensore).

È un ennesimo colpo ai nostalgici del Rito Ambrosiano, ormai messo in soffitta anche dagli uffici comunali. È una pronuncia importante perché sancisce che i nuovi criteri per stabilire quanto i costruttori devono pagare di oneri e monetizzazioni possono essere applicati anche per le operazioni autorizzate dal Comune prima del dicembre 2024.

Il sindaco Giuseppe Sala protestò, all’avvio delle indagini della Procura di Milano, dichiarando che l’intervento dei magistrati stava bloccando le operazioni edilizie in città, facendo perdere al Comune più di 150 milioni di entrate in oneri. Ora che il Comune ha cominciato a pretendere quanto stabilito dalla legge, il doppio o anche il triplo o il quadruplo di quanto previsto dal Rito Ambrosiano, appare chiaro che il vero buco è quello provocato dai generosi sconti praticati per anni dal Comune, per esempio considerando “ristrutturazioni” le nuove costruzioni.

Se davvero, come ritiene la Procura, il Comune ha chiesto per anni un terzo o un quarto del dovuto, il buco potrebbe essere di 1,5 miliardi persi dalla città e regalati ai costruttori.


Nota. Sono sette le sentenze del Tar Lombardia degli ultimi mesi in cui risultano soccombenti gli operatori edilizi, sempre difesi dall’avvocato Fabio Todarello, che si opponevano al Comune di Milano. Le sentenze riguardano soprattutto l’obbligo di pianificazione attuativa; la qualificazione come ristrutturazione edilizia degli interventi di demolizione e ricostruzione; e i valori di monetizzazione delle aree a standard, che devono essere per legge ben più alti di quelli chiesti dal Comune fino al 2024 (fino alla sentenza penale della gip Cardamone).
1) Sentenza n. 3605 del 2025.
2) Sentenza n. 6, su un intervento in Piazza Perego 9.
3) Sentenza n. 284, su un intervento in via Crema.
4) Sentenza n. 1157, su un intervento in Via Trentacoste 7-8 e via Gualdo Priorato 14.
5) Sentenza n. 1158, su un intervento in Piazzale Libia 1.
6) Sentenza n. 1159, su un intervento in Via del Fusaro 8.
7) Sentenza n. 1982, su un intervento in via Watt 15.


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Il Fatto quotidiano, 7 maggio 2026
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