Sala sfida i giudici, caccia i cittadini dal processo e si appella alla Consulta
Inedito, il comportamento del Comune di Milano nel processo sul caso numero uno di Grattacieli Puliti, quello sul palazzone costruito nel cortile di piazza Aspromonte: pretende che ne siano esclusi i cittadini, dà ragione ai costruttori, minaccia il ricorso alla Corte costituzionale. La delibera di giunta approvata da sindaco e assessori il 23 aprile propone una davvero singolare architettura giuridica, rifiutando di fatto le decisioni già prese dal giudice.
Stabilisce che il Comune intervenga “in qualità di persona offesa” nel giudizio per abusi edilizi in piazza Aspromonte, ma “subentrando agli elettori che hanno proposto l’azione popolare” e si sono già costituiti parte civile. Però “senza aderire alla costituzione di parte civile intrapresa dai medesimi elettori, ma riservandosi di esercitare una autonoma azione civile ove, all’esito dello stesso processo penale, vengano accertate responsabilità degli imputati”.
Tutto era iniziato con la signora Paola che si era sentita “privata della luna”: il palazzone di sette piani, chiamato Hidden Garden (Giardino nascosto), spuntato nel suo cortile di casa e fatto passare come “ristrutturazione” di tre precedenti piccoli fabbricati alti un paio di piani, le toglieva vista, aria e luce. La pm Marina Petruzzella ha chiesto il rinvio a giudizio, per abusi edilizi e lottizzazione abusiva, del costruttore Andrea Bezziccheri, del progettista Paolo Mazzoleni (nel frattempo diventato assessore all’urbanistica a Torino) e dei dirigenti del Comune che hanno permesso la costruzione ritenuta abusiva.
Ventiquattro cittadini rappresentati dall’avvocata Veronica Dini hanno chiesto di essere ammessi come parte civile “in sostituzione” del Comune che non si era costituito, in forza dell’articolo 9 della legge 267 che prevede che gli elettori possano farlo al posto dell’amministrazione “inerte”. La giudice dell’udienza preliminare Maria Beatrice Parati ha accolto la loro richiesta.
Ecco ora la reazione del Comune: la delibera che chiede alla gup di smentire se stessa, buttar fuori dal processo i cittadini, bloccare l’“azione popolare” avviata dall’avvocata Dini e lasciare dentro il processo solo il Comune di Milano, in qualità di “persona offesa”, d’accordo però con gli imputati.
“Nell’ipotesi in cui il Giudice per l’udienza preliminare”, si legge nella delibera firmata da Sala e dal capo dell’Avvocatura Antonello Mandarano, “dovesse ritenere che l’articolo 9 consenta ai singoli elettori di proseguire l’azione popolare di costituzione di parte civile del Comune in contrasto con la volontà del Comune stesso, incarica l’Avvocatura comunale di sollevare eccezione di legittimità costituzionale dello stesso articolo 9 nella parte in cui – così interpretato – consente all’elettore dissenziente di sostituirsi alla volontà ritualmente espressa ed imputabile all’amministrazione comunale, con conseguente vulnus del principio democratico rappresentativo e delle funzioni amministrative costituzionalmente stabilite in capo ai Comuni”. (Il Fatto quotidiano, 25 aprile 2026)
Il 30 aprile 2026 la gup Maria Beatrice Parati respinge tutte le richieste del Comune. I cittadini restano parte civile nel processo con 26 imputati a vario titolo di lottizzazione abusiva, abuso edilizio, falso e corruzione.
