Sala, la scelta: costituirsi parte civile per gli abusi edilizi?
Il nuovo simbolo del Comune di Milano è il profilo di Giano Bifronte. L’amministrazione guidata da Giuseppe Sala si è infatti infilata in procedimenti giudiziari in cui è contemporaneamente parte lesa danneggiata dagli imputati; e alleata degli imputati. Amica dei costruttori di Grattacielo Selvaggio; e candidata a costituirsi parte civile contro di loro. Insomma: caldo e freddo, sopra e sotto, salato e insipido. Com’è noto, a Milano sono aperte decine di indagini giudiziarie per grandi irregolarità urbanistiche e abusi edilizi.
Alcune di queste sono già arrivate a dibattimento. Tra queste, c’è la vicenda di un palazzone di sette piani nuovo di zecca ma costruito come “ristrutturazione” di un piccolo fabbricato di un paio di piani completamente abbattuto. Hidden Garden, lo hanno chiamato: Giardino nascosto. Nascosto davvero bene: dentro il cortile dell’isolato che si affaccia su piazza Aspromonte.
Abuso edilizio e lottizzazione abusiva, contesta la pm Marina Petruzzella della Procura di Milano, che ha chiesto il rinvio a giudizio del costruttore, del progettista (che nel frattempo è diventato assessore all’urbanistica a Torino: Milano esporta le sue meraviglie) e dei dirigenti del Comune che hanno permesso la costruzione del “mostro grigio” dentro il cortile.
In questo procedimento giudiziario, il Comune dovrebbe essere “parte lesa”, perché dovrebbe rappresentare non solo gli abitanti dell’isolato che sono stati privati di vista, luce e aria dal palazzone cresciuto davanti alle loro finestre, ma anche tutti i milanesi che sono stati privati di “standard”, servizi e verde (infatti, facendo passare per “ristrutturazione” le nuove costruzioni, i costruttori pagano una miseria al Comune come oneri d’urbanizzazione e monetizzazioni degli standard).
Ma da che parte sta l’amministrazione di Sala? Formalmente è “parte offesa”, danneggiata da chi ha costruito non seguendo le norme. Eppure non si è costituita “parte civile”, per far valere i diritti dei cittadini che rappresenta e, in caso di condanne, ricevere il risarcimento dei danni subiti dalla città. Anzi: in un altro procedimento, quello sulla Torre Milano di via Stresa, Antonello Mandarano, capo dell’Avvocatura del Comune, ha depositato una memoria di 35 pagine in cui si schiera apertamente dalla parte degli imputati.
Ieri c’è stata una svolta: la giudice dell’udienza preliminare Maria Beatrice Parati, che deve decidere se rinviare a giudizio gli imputati del Giardino nascosto, ha detto di sì a un gruppo di cittadini che, rappresentati dall’avvocata Veronica Dini, chiedevano di essere ammessi come parte civile “in sostituzione” del Comune. Dini aveva sfoderato l’articolo 9 della legge 267 che prevede che i cittadini possano entrare in campo al posto dell’amministrazione inerte, distratta o traditrice. Ma a questo punto: colpo di scena! L’avvocato del Comune presente in aula ha chiesto alla giudice tempo per decidere cosa fare. Ora Sala a Palazzo Marino ha un bel problema, giudiziario e politico.
Se non si costituisce parte civile, avrà una pattuglia combattiva di cittadini che sarà parte civile al suo posto, sostenendo le ragioni dei milanesi danneggiati da Grattacielo Selvaggio, al fianco della Procura di Milano. E sarà a tutti chiaro che il Comune sta invece a fianco di chi è accusato di aver violato le norme urbanistiche e sottratto milioni di euro ai cittadini. Se invece si costituirà parte civile, scalzerà il gruppo di cittadini già scesi in pista, li estrometterà dal processo e dovrà far sentire la sua voce in aula.
Ma Giano Bifronte con quale voce parlerà? Quella dei milanesi danneggiati dalla bulimia immobiliare che negli ultimi anni ha fatto schizzare in alto il costo della vita e dell’abitare e ha espulso dalla città 400 mila abitanti? O quella dei costruttori e dei fondi immobiliari che hanno realizzato enormi profitti e privato la città di 1,5 miliardi di oneri d’urbanizzazione e monetizzazioni degli standard che dovevano essere impiegati per dare a Milano servizi, verde, asili nido? (di Gianni Barbacetto, il Fatto quotidiano, 10 aprile 2026)
Piazza Aspromonte, torre in cortile.
Cittadini accolti come parte civile
di Luigi Ferrarella, Corriere della sera, 10 aprile 2026
Il Comune di Milano da ieri si ritrova – anche se proprio non avrebbe voluto – costituito parte civile contro i costruttori, i professionisti e i dipendenti comunali imputati nel processo per lottizzazione abusiva dei 7 piani alti 27 metri realizzati dalla «Bluestone» di Andrea Bezzicheri in piazza Aspromonte su tre demoliti edifici di 12 metri.
È la singolare situazione determinata dal fatto che ieri, nell’udienza preliminare, la giudice Maria Beatrice Parati ha accolto la rara «azione popolare» proposta con l’avvocato Veronica Dini da 24 cittadini milanesi, residenti ed elettori in città. La norma, articolo 9 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, riconosce a qualunque cittadino dotato di diritti elettorali la facoltà di sostituirsi al proprio Comune per tutelare quegli interessi che per circostanze contingenti non vengano protetti o realizzati dal soggetto pubblico che a ciò sarebbe deputato: in questo caso appunto il Comune di Milano, che si opponeva all’«azione popolare» rivendicando di non essere stato affatto inerte (condizione richiesta dalla norma), ma di aver consapevolmente deciso in una delibera del febbraio 2024 di non costituirsi parte civile, ritenendo che non vi fossero stati reati nell’iter del palazzo.
La giudice, però, osserva che i reati di cui si discute nel processo sono posti a tutela dell’ordinata pianificazione urbanistica e del corretto uso del territorio, e in primo luogo la persona offesa in astratto dai reati è perciò la Pubblica Amministrazione. Ed è fuor di dubbio, per la giudice, che in linea teorica il Comune possa aver subìto danni dalla commissione dei reati al centro dell’accertamento processuale: sia danni patrimoniali, come il mancato incasso di oneri concessori, spese di ripristino e deficit nei servizi offerti, sia danni non patrimoniali legati alla compromissione delle proprie immagine e funzione di controllo.
L’«inerzia» o meno – prevista dalla norma come requisito per far scattare o meno la sostitutiva «azione popolare» dei cittadini – non fa differenza tra inerzia frutto di una deliberata scelta dell’ente pubblico o inerzia dovuta a sostanziale disinteresse dell’ente: conta «l’inerzia processuale», ed è questa a legittimare i cittadini elettori a essere ammessi con l’«azione popolare» a sostituirsi al processualmente inerte Comune nella costituzione di parte civile.
Proprio per questa ragione il Comune, se vorrà, in qualunque momento del procedimento potrà aderire all’«azione popolare», e subentrare ai cittadini nel rappresentare la costituzione di parte civile del Comune, che intanto è ormai incardinata. Si spiega così il fatto che ieri l’Avvocatura comunale, Antonello Mandarano, dopo l’ammissione dell’«azione popolare», abbia chiesto termini fino al 30 aprile, probabilmente per consultarsi con il Comune e decidere cosa fare nella prossima udienza.
Interessante anche il fatto che la giudice abbia inoltre ammesso la costituzione di parte civile di 22 abitanti nelle vicinanze del palazzo, ma non di 18 proprietari di appartamenti nel palazzo. Sì ai vicini confinanti, perché dagli eventuali reati possono aver subito il danno diretto della riduzione di luce, della vista, del valore dell’immobile.
No invece ai proprietari di case nel grattacielo, perché il loro eventuale danno dipenderebbe da fatti estranei alle condotte in corso di accertamento nel processo, e cioè dalla malafede o scarsa correttezza di chi, vendendogli le case, avrebbe dato rassicurazioni infondate o taciuto informazioni rilevanti: non che non possano magari chiedere un risarcimento, ma non in questo processo penale, bensì eventualmente intentando (se lo riterranno) una separata causa civile. (di Luigi Ferrarella, Corriere della sera (ed. Milano), 10 aprile 2026)
