Vendita di San Siro. Ada Lucia De Cesaris, la regista
“Ci vediamo domani mattina presto sulla delibera? Non fate troppa scena”, si raccomanda l’assessore Giancarlo Tancredi con l’avvocata Ada Lucia De Cesaris, consulente dell’Inter, fissando un incontro riservato, non in Comune, con lei e la collega Marta Spaini. “Ok saremo discretissime”, lo tranquillizza De Cesaris. È il 4 novembre 2021, ore 22.30, non proprio orario d’ufficio.
Spaini è la gemella diversa di De Cesaris: lavora nel suo stesso studio legale, ma le due si sono divisi i compiti, Ada Lucia lavora per l’Inter, Marta per il Milan. De Cesaris, Adaluc per gli amici, è tra i massimi protagonisti dell’affare San Siro. È lei a trattare con l’amministrazione comunale a nome dei fondi esteri che controllano Milan e Inter. È lei a parlare con il braccio destro di Giuseppe Sala, il direttore generale del Comune Christian Malangone, delle delibere da fare per realizzare l’affare. È lei, già nel novembre 2019, a parlare con Malangone del temuto vincolo di interesse culturale che renderebbe non più abbattibile il Meazza, facendo saltare l’operazione immobiliare da 1,2 miliardi di euro.
È lei – ipotizzano i pm – che nel 2021 scrive (insieme a Spaini) la mail con le tappe della compravendita, dettando a Malangone tempi e modi dell’affare. È lei a ricevere il 17 gennaio 2023 (dall’assessore Tancredi, ipotizzano i pm) la bozza due giorni prima che diventi la delibera comunale sul dibattito pubblico su San Siro.
Insomma: mentre ai piani alti Sala discuteva direttamente con Paolo Scaroni (eterno presidente del Milan) e Giuseppe Marotta (presidente dell’Inter), sotto, gli operativi (Ada Lucia De Cesaris e gli altri consulenti e manager) trattavano con Malangone, Tancredi, Collarini. Ma è Adaluc a dettare tempi e modi dell’operazione, nell’interesse dei privati. Gli amministratori pubblici eseguono.
Nella sua vita precedente, da assessore e poi anche vicesindaco di Giuliano Pisapia (2011-2015), ha tra i suoi “sottoposti” Tancredi e Collarini, in quegli anni entrambi dirigenti del Comune. Collarini nel 2014 firma la determina che cambia la destinazione d’uso dell’area del Trotto, contigua allo stadio: da uso pubblico sportivo a privato residenziale.
Così fa bingo Hines, grande fondo immobiliare Usa che aveva appena comprato l’area, ma non certo per farci correre i cavalli. Ora lì è in costruzione Extm, 25 edifici e 4 torri, 1.300 appartamenti di lusso per almeno 3 mila persone. Saranno a pochi metri dallo stadio Meazza, ma niente panico: sarà abbattuto e ricostruito più in là, così non toglierà valore alle prestigiose residenze Hines. Imboccate le porte girevoli, nel 2015 Adaluc esce da Palazzo Marino e diventa avvocato d’affari e consulente dell’Inter, oltre che punto di riferimento a Milano di Italia viva, il partito di Matteo Renzi.
Nella sua nuova vita comincia subito a darsi da fare per San Siro. Nel 2017 lavora a un “Documento per incontro col Comune” che prepara un meeting del 24 ottobre tra i rappresentanti delle squadre e l’amministrazione. Quel giorno De Cesaris invia al suo ex “sottoposto” Tancredi un “Memorandum su San Siro”. Il progetto è già quello di abbattere il Meazza, costruire un nuovo stadio e soprattutto realizzare l’operazione immobiliare miliardaria.
Nel 2019, San Siro, stadio con 280 mila metri quadrati attorno, entra nell’elenco dei beni da vendere per fare cassa: non prima di un incontro tra i rappresentanti di Milan e Inter e l’allora assessore al bilancio, Roberto Tasca (oggi presidente di A2a).
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