SISTEMA MILANO

Torre Milano, richieste le condanne e il sequestro del grattacielo

Torre Milano, richieste le condanne e il sequestro del grattacielo

La confisca del grattacielo ritenuto abusivo: questa è la pena che più fa paura ai costruttori, tra quelle chieste ieri dalla pm Marina Petruzzella a proposito della Torre Milano di via Stresa. Al termine della sua lunga requisitoria, la rappresentante della pubblica accusa ha chiesto 2 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a 50 mila euro di ammenda, per i principali indagati: i costruttori Carlo e Stefano Rusconi, il progettista Gianmaria Beretta, i dirigenti comunali Giovanni Oggioni e Franco Zinna.

E la confisca: la torre dovrebbe passare al Comune di Milano che la dovrebbe poi demolire o acquisire al patrimonio comunale. Pene minori, 2 anni di reclusione e 30 mila euro di ammenda, chieste per i dipendenti del Comune Maria Chiara Femminis e Mario Carrillo, e 1 anno e 16 mila euro di ammenda per un altro dipendente comunale, Pietro Ghelfi.

Le imputazioni contestate sono abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso (ormai prescritto); l’abuso d’ufficio, inizialmente contestato, è stato intanto abolito dal governo. La Torre Milano, tra i tanti casi finiti sotto inchiesta della Procura di Milano per abusi edilizi negli ultimi due anni, è la prima ad arrivare a sentenza. È un grattacielo di 24 piani alto 85 metri, edificato in via Stresa, con un investimento di 45 milioni di euro, al posto di due piccole palazzine a uffici di 2 e 3 piani che un tempo ospitavano la casa editrice Universo, quella che pubblicava i giornali a fumetti l’Intrepido e Il Monello.

La Torre ospita 102 appartamenti già venduti, con lo slogan “la città ti manda in alto”: costruiti come “ristrutturazione”, con una Scia (la segnalazione certificata di inizio attività). Ma – sostiene l’accusa – è invece “nuova costruzione”, intervento di forte impatto (per altezza, oltre i 25 metri, e per densità di volumi): dunque non poteva essere costruita con la Scia ma era necessario un piano attuativo, che calcola i servizi necessari (dai marciapiedi alle fognature, dal verde agli asili nido) necessari per l’arrivo in zona di circa 300 nuovi abitanti. Secondo la Procura, i costruttori avrebbero dovuto pagare (per le “monetizzazioni degli standard”) 4,7 milioni, invece hanno versato al Comune soltanto mezzo milione circa, un ottavo di quanto dovuto.

Dopo la pm, ha parlato l’avvocata Antonella Forloni, che assiste l’inquilina di un palazzo di fronte alla Torre Milano, che si è costituita parte civile “non solo per chiedere il risarcimento del danno per la perdita di vista e luce, ma anche per contribuire a far emergere le conseguenze negative che un’incombente torre di oltre 80 metri porta alla zona, alla viabilità e ai parcheggi, senza alcuna compensazione in termini di servizi o verde pubblico. E tutto questo non certo per dare una reale risposta al bisogno di case che pur Milano ha”. Forloni ha chiesto per la sua assistita un risarcimento di 130 mila euro.

Sono poi iniziate le arringhe difensive. I legali del costruttore Rusconi, il penalista Federico Papa e l’amministrativista Fabio Todarello, hanno contestato le argomentazioni dell’accusa, sostenendo che la Torre Milano è stata costruita “rispettando tutte le regole”, tanto che anche il Comune afferma di aver concesso il titolo edilizio in modo regolare. Nelle prossime udienze parleranno i difensori degli altri imputati, poi la sentenza della giudice Paola Braggion.

Il Fatto quotidiano, 3 marzo 2026
To Top