La tripletta. Tre sentenze del Tar contro il Sistema Milano
Tempi duri, per quegli operatori immobiliari che a Milano vorrebbero continuare a costruire con i privilegi fuorilegge del Rito Ambrosiano. Anche la giustizia amministrativa fa a pezzi il Sistema Milano: negli ultimi 20 giorni, ben tre sentenze del Tar Lombardia hanno ribadito che le norme urbanistiche da seguire sono quelle indicate dalle leggi e ribadite dalla giustizia penale negli ultimi due anni. Il Tar ha così dato torto ai costruttori che erano ricorsi contro il Comune di Milano, che dal 2024, dopo le indagini della Procura, è tornato dentro i confini della legge.
Tre colpi anche a Fabio Todarello, principe degli avvocati amministrativisti a Milano e gran difensore dei costruttori. La tripletta inizia il 10 marzo con il rigetto del ricorso su una torre in via Trentacoste, a Lambrate. Prosegue il 26 marzo a proposito di un edificio in piazzale Libia. Si conclude (per ora) il 30 marzo con la sentenza su un palazzo di via del Fusaro, zona Washington.
In via Trentacoste, la Gms pretendeva di pagare poco più di 87mila euro di oneri e poco più di 1 milione di “monetizzazioni degli standard”, per una torre residenziale di 8 piani edificata come “ristrutturazione” (con Scia) dopo l’abbattimento di tre piccoli edifici a uso uffici. Era invece “nuova costruzione”, dunque niente sconti per le ristrutturazioni, né vecchie tabelle sui valori da pagare, mai aggiornate dal 1997.
Il Tar ribadisce che le monetizzazioni (cioè le cifre che l’operatore paga invece di cedere aree al Comune per realizzare servizi ai cittadini come prevede la legge) devono essere una “somma commisurata al valore economico dell’area da acquisire” per realizzare servizi. Il Comune, tornando alla legge, non ha dunque realizzato una “supina adesione a tesi accusatorie” dei pm, ma ha compiuto una “presa d’atto responsabile”.
Rigettato anche il ricorso della società Libia1, che ha trasformato un’autorimessa di via Svetonio in un edificio residenziale di 5 piani, inizialmente autorizzato con una Scia come “ristrutturazione” e poi riconosciuto dal Comune, dopo le indagini sull’urbanistica, come nuova costruzione. Dunque da pagare alla città, come “monetizzazioni degli standard”, sono non più 75 mila euro, come indicato dal progettista, ma 345 mila. Le monetizzazioni devono essere calcolate al valore di oltre mille euro al metro quadro, una cifra commisurata al “valore di acquisizione di un’area urbana libera” in quella stessa zona della città.
Anche la società Fusaro 8 dovrà pagare di più, per il suo palazzo di via del Fusaro, 6 piani con monolocali in vendita a quasi 10 mila euro al metro quadro e trilocali con giardino da oltre 1,6 milioni di euro. Edificati, al solito, come “ristrutturazione” (con Scia) al posto di piccoli fabbricati industriali. I progettisti dello studio AraAssociati avevano calcolato 318 mila euro per la “monetizzazione” delle aree a standard. Sono invece più del doppio, 752 mila, conferma il Tar.
Secondo i giudici amministrativi Gabriele Nunziata, Stefano Celeste Cozzi e Antonio De Vita, bene ha fatto il Comune, nel dicembre 2024, a tornare alla legge, applicando il valore di mercato per le monetizzazioni: “È del tutto legittimo” chiedere ai costruttori una cifra pari al “valore di mercato di un’area urbana” edificabile. Non invece (come chiedono i costruttori, anche nel processo in corso sulla Torre Milano di via Stresa) senza i “diritti edificatori”.
