Un milione di file rubati allo studio di Gian Gaetano Bellavia
di Gianni Barbacetto e Nicola Borzi /
Le vittime trasformate in imputati: è il caso dei commercialisti Fulvia Ferradini e Giangaetano Bellavia, consulenti da anni di molte Procure italiane. Dal loro studio tra il 2015 e il 2024 sono stati sottratti più di un milione di file riservati: dalla collaboratrice Valentina Varisco, secondo le denunce di Bellavia e Ferradini ma anche secondo la Procura di Milano, che ha rinviato a giudizio Varisco con citazione diretta per accesso abusivo a sistema informatico e appropriazione indebita.
È subito partita una campagna del Giornale, alimentata da interviste a esponenti del centrodestra come Maurizio Gasparri, che accusano Bellavia di dossieraggio, perché il professionista è anche consulente del programma Rai Report di Sigfrido Ranucci e dunque è “accusato” dal Giornale di aver trattenuto nel suo archivio documenti giudiziari su cui aveva lavorato negli anni per i pm e di averli passati a Report.
Bellavia replica che nei documenti sottratti c’erano sì oltre cento nomi “pesanti” della politica e dell’economia, ma tutti citati in documenti detenuti legittimamente e copiati illecitamente: le relazioni tecniche commissionate dai pm in 45 anni di lavoro e i relativi allegati; o il materiale da fonti aperte fornito a Bellavia da Report in vista di interviste da fargli in trasmissione (questo nel caso dell’attore Luca Barbareschi, il banchiere Massimo Ponzellini, il costruttore Manfredi Catella, il tesoriere leghista Alberto Di Rubba, il mafioso Giuseppe Graviano, gli imprenditori Claudio Lotito e Flavio Briatore e Danilo Iervolino).
Nessun dossieraggio, dunque, nessun documento trattenuto in maniera illecita, dichiara Bellavia. Il vero mistero è un altro. Come è finito nel fascicolo processuale l’appunto di 36 pagine senza firma, senza data, senza timbro di deposito in Procura, che elenca i nomi di 19 pm per cui Bellavia ha lavorato negli anni e del centinaio di personaggi citati negli atti rubati?
L’appunto è stato costruito collazionando diversi messaggi email interni allo studio Ferradini-Bellavia, mandati a maggio 2025, dopo la scoperta del furto e le denunce, all’avvocato Gianni Tizzoni: contenevano ipotesi e considerazioni informali da utilizzare in vista di indagini di parte civile su Varisco e su quattro dipendenti dello studio in contatto con lei.
Ma chi – e come – ha raccolto le email riservate di Bellavia, Ferradini e Tizzoni, le ha unite e redatte rendendole una specie di nota organica? E chi – e come – le ha portate in Procura e fatte entrare nel fascicolo Varisco gestito dalla pm Paola Biondolillo? Mistero. Solo in un secondo tempo Bellavia ammette la paternità dell’appunto, pur non spiegandosi come una nota interna informale sia finita nel fascicolo processuale.
Che cosa c’è in questo “papello”, oltre ai nomi di 19 pm delle Procure di Milano, Torino, Trieste, Lodi e della Direzione distrettuale antimafia di Catania, e a quelli di 101 tra società, politici, imprenditori, finanzieri, attori, editori, mafiosi? E perché Giornale e stampa di destra si ostinano a scrivere solo di 5 delle 36 pagine di questo documento, evitando accuratamente di citare ciò che c’è nelle altre 31?
L’appunto di 36 pagine mette in connessione diretta le agenzie di investigazione privata per cui Varisco ha lavorato dopo essere stata cacciata dallo studio Bellavia (Argo, Dogma, Axerta) con Giuliano Tavaroli, ex carabiniere ed ex responsabile della security di Pirelli e Telecom, processato vent’anni fa per i dossieraggi illegali realizzati dalla sua struttura.
“Argo (pare ora vicina a Matteo Renzi) e Dogma (certamente interamente controllata da Tavaroli tramite il salernitano Dimitri Russo) sono palesemente legati ai servizi per questioni di dossieraggio secondo la voce di investigatori sul territorio”: così si legge nell’appunto informale. Tavaroli smentisce tutto: “Di Argo e Dogma conosco i titolari, ma nella mia agenda ho 7 mila contatti, Russo non lo sento da tre anni, dire che sono il proprietario occulto di Dogma è una follia”.
Il Fatto ha contattato Dogma, che non ha risposto. È l’agenzia per la quale ha lavorato Katia Trevisan, ora direttore generale di Argo. Argo invece ha risposto che “Trevisan ha intrattenuto rapporti professionali con Varisco semplicemente in quanto direttore generale di Argo. Con Umberto Saccone, invece, i rapporti si sono inizialmente limitati alla segnalazione ad Argo di clienti che potenzialmente necessitavano di servizi investigativi. Successivamente, Argo ha costituito una società con Saccone, partecipata al 50% da ciascuna delle parti. Tale società non è mai divenuta operativa e non ha mai prodotto fatturato; di conseguenza, è stata messa in liquidazione. A seguito della liquidazione della società, non vi è stato alcun ulteriore rapporto professionale o commerciale tra Argo e Saccone”.
Ex ufficiale dell’Arma dei carabinieri (come Michele Franzé, ex presidente di Axerta) e per 25 anni dirigente del Sismi (come Franzé), Saccone da giugno 2006 a gennaio 2015 è stato senior vice president e direttore della security di Eni, passando poi all’insegnamento di intelligence e security alla Link University e alla Luiss. Oggi Saccone è presidente della società di consulenza Ifi Advisory la quale, contattata, non ha risposto. Questi nomi, da Tavaroli a Saccone, non compaiono negli articoli del Giornale, che su quelle 36 pagine ha avviato la campagna contro Bellavia e Report.
