Nuova torre sequestrata. Le indagini e i processi su “Grattacielo selvaggio” continuano
Altro che frenata. Le inchieste milanesi sull’urbanistica continuano, con il pool della Procura accresciuto con l’ingresso di nuovi pm. Ieri, 11 dicembre 2025, è stata sequestrata una nuova torre in costruzione, la centralissima Unico-Brera di via Anfiteatro. Sempre ieri, chiusa l’indagine su Scalo House di via Valtellina-Lepontina, cantiere già sotto sequestro dal novembre 2024 (con un decreto definitivamente confermato dalla Cassazione). E sull’edificio di via Papiniano 48, la Procura ricorre al tribunale del riesame contro il dissequestro del cantiere che era stato disposto dalla giudice delle indagini preliminari.
Intanto sono già arrivati a dibattimento tre processi (Torre Milano di via Stresa, Park Tower di via Crescenzago, Bosconavigli di via San Cristoforo). Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano procede spedita, forte delle conferme che le sue indagini hanno ricevuto dalla Cassazione (giustizia penale) e dal Consiglio di Stato (giustizia amministrativa). Pronta a passare il testimone a Paolo Ielo, che da Roma tornerà a Milano e guiderà il dipartimento della Procura che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione.
La torre Unico-Brera, posta sotto sequestro preventivo ieri su disposizione del giudice delle indagini preliminari Matteo Fiorentini, è un progetto immobiliare dei costruttori Carlo e Stefano Rusconi, già sotto processo per la Torre Milano. È un edificio di 11 piani alto 34 metri, autorizzato dal Comune di Milano con Scia (la segnalazione autocertificata di inizio attività) come “ristrutturazione” di due ruderi settecenteschi di 5 e 3 piani, demoliti vent’anni fa.
È invece palesemente una “nuova costruzione”, contesta la Procura, che indaga per abusi edilizi, lottizzazione abusiva e falso 27 fra imprenditori, progettisti, componenti della Commissione paesaggio e funzionari comunali. I pm (Marina Petruzzella, Paolo Filippini e Mauro Clerici) possono esibire una recente sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce che non può essere considerata “ristrutturazione” una edificazione avviata molti anni dopo la demolizione degli edifici precedenti.
La torre è stata realizzata su un’area che era pubblica, di proprietà del Comune, e su cui erano previste case popolari. Invece è stata venduta ai privati che hanno avviato la costruzione di appartamenti di lusso: 700 mila euro per 40 metri quadrati.
Oggi, tra i 27 indagati, ci sono ci sono Giovanni Oggioni, ex dirigente dell’urbanistica comunale già arrestato nel marzo scorso con l’accusa di corruzione; e il progettista Marco Emilio Cerri, che è stato componente della Commissione paesaggio fra 2021 e 2024, è già stato indicato dai pm come uno dei “facilitatori” del Sistema Milano e raggiunto a marzo da un’interdittiva per falso.
Indagati i costruttori, Carlo e Stefano Rusconi, già a giudizio per la Torre Milano di via Stresa; i dirigenti comunali Franco Zinna, Andrea Viaroli, Carla Barone, già indagati in altre inchieste; il notaio che ha ratificato la convenzione tra Comune e costruttori, Fabio Gaspare Pantè; e una serie di componenti della Commissione paesaggio tra cui l’ex presidente Marco Stanislao Prusicki e Alessandro Scandurra, progettista già arrestato (e poi liberato) l’estate scorsa nell’inchiesta per corruzione sul Sistema Milano.
La torre, che si “appoggia” su un condominio di corso Garibaldi, è stata in passato oggetto di ricorsi al Tar Lombardia e al Consiglio di Stato presentati dai residenti della zona che avevano protestato contro la nuova costruzione che li privava di aria e luce e rendeva pressocché inabitabili i loro appartamenti. Tar e Consiglio di Stato avevano in passato rigettato i loro ricorsi: ma perché questi non facevano riferimento alle norme di legge sulle distanze minime tra gli edifici (violate in questo caso), e soprattutto perché erano stati cancellati dal sito del Comune gli allegati regolativi che imponevano il “risanamento conservativo” dei ruderi settecenteschi; disposizioni del tutto violate, ma su cui la giustizia amministrativa non ha potuto intervenire perché non ha potuto vederle. La Procura ipotizza dunque che sia stata realizzata una frode, tramite l’occultamento negli uffici comunali dei documenti che erano stati violati dai costruttori.
I costruttori hanno ottenuto un indice edificatorio altissimo (oltre 9 metri cubi per metro quadrato) che imporrebbe l’obbligo di piano attuativo per offrire servizi ai nuovi abitanti. Il Comune non li ha pretesi e dunque ha scontato del 60 per cento gli oneri d’urbanizzazione (ritenendo la torre una “ristrutturazione”) e non ha richiesto neppure il pagamento delle monetizzazioni degli standard, cifra ancor più consistente.
Chiusa l’indagine su Scalo House. Rischiano il processo per abusi edilizi, lottizzazione abusiva e falso ideologico 22 fra imprenditori, progettisti e dirigenti di Palazzo Marino. Il cantiere, sequestrato, stava realizzando due torri di 31 e 45 metri di 8 e 13 piani, considerati “ristrutturazione” (autorizzata con Scia) di due piccoli edifici di 1 e 2 piani.
Già costruito (e abitato) lo studentato Joivy, 122 posti letto. L’operatore immobiliare è la Green Stone di Domenico Cefaly, progettista Paolo Mazzoleni, oggi assessore pd all’Urbanistica di Torino. Indagata l’intera Commissione paesaggio che diede il via libera all’operazione e il notaio Dario Cortucci davanti al quale è stata stipulata la convenzione urbanistica fra Green Stone e Palazzo Marino.
Intanto la Procura è tornata alla carica anche sul palazzo di via Papiniano che era stato dissequestrato dalla giudice Sonia Mancini. Ne aveva riconosciuto le irregolarità: nuova costruzione di 8 piani, appartamenti in vendita a 2 milioni di euro con lo slogan “il lusso ha un nuovo indirizzo di casa”, fatti passare come “ristrutturazione”, con Scia, di un magazzino-deposito di 4 piani; ma aveva sostenuto che i costruttori erano “in buona fede” ed erano stati “fuorviati dai comportamenti del Comune di Milano”.
Nel suo ricorso al Riesame, ora la Procura (pm Luisa Baima Bollone e Luisa Cavalleri) chiede che il cantiere sia di nuovo sequestrato, sostenendo che non è credibile che un costruttore o un architetto, “operatore economico esperto”, perdipiù già a processo per abusi edilizi, violi le stesse leggi traendone “vantaggi economici lucrabili”, ma pretenda di invocare la buona fede e la “ignoranza inevitabile” delle leggi.
È la linea difensiva già adombrata dalle difese dei costruttori nei processi già avviati (Torre Milano, Park Tower, Bosconavigli) o in partenza (il palazzo nel cortile di via Fauchè): richiamare l’“elemento soggettivo” della buona fede. Non vale per degli operatori esperti, sostiene la Procura.
