Salvini ripresenta la Salva-Sala nella riforma del Testo unico sull’edilizia
“Sì, è il ritorno della Salva-Milano”: non ha dubbi la giurista Maria Agostina Cabiddu, docente di Diritto pubblico al Politecnico di Milano.
Ieri al Consiglio dei ministri è stato presentato un disegno di legge-delega che riforma il Testo unico sull’edilizia. È la ripresa del cammino della Salva-Milano?
Sì. E non sanerà solo gli abusi edilizi contestati a Milano, ma sarà una legge generale che varrà per tutta l’Italia e per il futuro. Oltre all’interpretazione autentica che riguarda le vicende giudiziarie milanese, resuscita il condono del 1985 con l’intento di mettere una pietra tombale sugli abusi commessi a partire dall’entrata in vigore della cosiddetta legge ponte.
Lo ha presentato il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.
Ma con il concerto di molti altri ministri. Manca quello dell’Economia: un’assenza che si nota, visto che si dice che il mattone è il volano dell’economia.
Non è una molla dello sviluppo del Paese?
Lo sarebbe: pensi a un piano casa come il piano Fanfani. Qui invece non si tratta affatto di far muovere l’economia o promuovere lo sviluppo del Paese. Il ddl tutela piuttosto la rendita urbana, andando in soccorso di coloro che fanno profitti sul territorio e sulle città. Un economista non comunista e nemmeno socialista, ma liberale, come Pasquale Saraceno, agli inizi degli anni Sessanta, in pieno boom, scriveva che tra i protagonisti della produzione non sono certamente compresi i proprietari di aree che beneficiano di plusvalori. “L’attribuzione dei plusvalori stessi ai proprietari di aree si risolve nella sottrazione di una quota di reddito nazionale alle categorie che lo hanno prodotto, ed è quindi un fenomeno che, in una società ordinata, non è consentito”.
Lo sviluppo urbano attira però capitali immensi.
Molti dei quali di dubbia provenienza e comunque, oggi, la rendita non è neanche, per la maggior parte, incamerata dai palazzinari nostrani, ma dai fondi esteri, dalle grandi società di gestione del risparmio, da banche internazionalizzate: pura finanza estrattiva di profitto, poco a che fare con l’economia produttiva del Paese.
Il ministero sostiene che il ddl è soltanto un ridisegno delle norme, ma che non avrà alcun influsso sui processi in corso.
Ma non è vero, tanto che il concerto è anche con il ministro della Giustizia. In ogni caso, la legge ridefinisce che cos’è ristrutturazione in opposizione a nuova costruzione, riordina i procedimenti urbanistici con ricorso ad autocertificazione e a meccanismi di silenzio-assenso, fa espresso riferimento ad autocertificazioni come la Scia in alternativa al permesso di costruire e a interventi edilizi consentiti senza l’adozione di strumenti attuativi, prevede deroghe per interventi ai quali siano formalmente riconosciute finalità di rigenerazione urbana. Sono proprio i casi sotto inchiesta e sotto processo a Milano: molte di queste disposizioni hanno nome e cognome, indirizzo e numero civico. Non oso pensare poi, date le ulteriori ipotesi di silenzio-assenso, agli interventi su beni sottoposti a vincolo culturale o a rischio idrogeologico, in un territorio fragile come quello italiano.
Che cosa succederà nei processi che sono già in corso e nelle altre decine di indagini?
Andranno avanti. Ma se queste norme dovessero essere approvate, i giudici non potranno che assolvere. Pm e giudici milanesi avranno lavorato per nulla.
Paradossalmente, questa è la prova che invece oggi i reati ci sono, tanto è vero che si trovano costretti a cambiare la legge.
Il disegno di legge ha anche l’avvertenza di dire che sarà tenuto conto della giurisprudenza, in particolare di quella della Corte costituzionale. Forse intendono tenerne conto per far piazza pulita di tutta quella giurisprudenza, più che consolidata, direi granitica, non solo del giudice delle leggi ma anche della Cassazione e del Consiglio di Stato, che finora ha sempre ribadito i principi fatti valere dalla Procura di Milano. Peraltro, la premessa di questo disegno di legge è quella di voler riordinare e semplificare perché ci sono sovrapposizioni e antinomie fra disposizioni statali e regionali e, tuttavia, lo stesso testo lascia alle Regioni la possibilità di ulteriori livelli di semplificazione: così siamo “da capo a dodici”, legittimando nuove e future sovrapposizioni normative per intanto far tabula rasa delle regole e dei principi finora esistenti.
