20 anni di Archivio Flamigni, che ricompone il puzzle della democrazia italiana
“La memoria non è un fatto privato, che riguarda solo le vittime delle vicende di terrorismo e di mafia, o i loro famigliari. Riguarda la storia del nostro Paese. La memoria misura il nostro grado di democrazia”: Ilaria Moroni è la direttrice dell’Archivio Flamigni, che raccoglie e custodisce la memoria ferita della storia italiana. L’Archivio è nato nel 2005, vent’anni fa, raccogliendo le tante carte, i documenti, i libri di Sergio Flamigni, formidabile custode della memoria e instancabile ricercatore di verità nascoste.
Partigiano, parlamentare del Pci, membro attivo delle commissioni parlamentari d’inchiesta sul caso Moro, sulla criminalità organizzata, sulla loggia P2, Flamigni ha indagato per tutta la sua vita sulle svolte cruciali della storia italiana e ha scritto libri imperdibili, sul caso Moro e sulla P2. Mi piace ricordare (e consigliare) almeno Trame atlantiche (Kaos editore) un formidabile concentrato di storia italiana che illumina gli intrecci della politica e dell’economia, nazionali e internazionali, mostrando l’influenza della loggia di Licio Gelli, potente circolo dell’oltranzismo atlantico.
L’Archivio Flamigni è cresciuto negli anni, sotto la guida appassionata di Ilaria Moroni, arricchendosi di documenti sulle stragi, l’eversione, le mafie. Ha via via acquisito altri fondi documentali e librari. Quelli di Emilia Lotti, dirigente nazionale dell’Udi (Unione donne italiane); di Piera Amendola, l’instancabile responsabile dell’archivio della Commissione parlamentare sulla loggia P2; di Aldo Moro, per la parte non confluita nell’Archivio di Stato; di Angelo La Bella, studioso della prima strage italiana, quella di Portella della Ginestra; di Giuseppe De Lutiis, il grande storico del terrorismo e dei servizi segreti.
Più recentemente, sono confluiti nell’Archivio anche i documenti di Vincenzo Vinciguerra, ex militante dei movimenti neofascisti Avanguardia nazionale e Ordine nuovo e poi studioso delle vicende italiane al confine tra neofascismo e servizi segreti; del giornalista Sandro Provvisionato; di Falco Accame, militare e poi parlamentare socialista; della giornalista e scrittrice Stefania Limiti; del magistrato Giovanni Tamburino, che indagò sulla Rosa dei Venti, snodo cruciale della strategia della tensione.
In questi vent’anni, l’Archivio Flamigni ha svolto attività didattica, formativa, d’informazione, di studio, di divulgazione. Nel 2022 ha partecipato all’ideazione e realizzazione del progetto “Nannarè” che ha raccolto fonti documentali e testimonianze di donne protagoniste a Roma negli anni della lotta al fascismo e nella Resistenza, e poi nelle stagioni successive per il voto, i diritti civili e sociali, il lavoro, la vivibilità del territorio, i servizi.
L’Archivio, ospitato nello spazio Memo, è un’isola di storia e di memoria nel cuore della Garbatella, a Roma. Oltre ai documenti in consultazione, ha una ricchissima biblioteca di 5 mila volumi, specializzata nei temi di interesse del centro: la storia negata della guerra segreta e dei poteri illegali che hanno segnato e determinato le vicende nazionali. Ha contribuito a promuovere la “Rete degli archivi per non dimenticare”. Ha valorizzato il patrimonio custodito realizzando mostre, convegni, progetti di ricerca, laboratori, percorsi formativi e informativi, anche in collaborazione con università, enti pubblici, scuole.
Si ripete spesso che il nostro è il Paese dei “misteri d’Italia”: in verità sappiamo molto, moltissimo della storia dolorosa e cruenta della nostra Repubblica. Abbiamo già a disposizione un puzzle di milioni di pezzi: raccoglierli, conservarli, collegarli, interpretarli è l’avventura di Ilaria Moroni, delle sue collaboratrici, dei tanti amici dell’Archivio. Il risultato è un contributo prezioso alla democrazia italiana.
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