SISTEMA MILANO

Cattive notizie per Sala: i diritti della signora Dordevic di Belgrado

Cattive notizie per Sala: i diritti della signora Dordevic di Belgrado

Le cattive notizie, per Giuseppe Sala, arrivano non solo da Roma, ma perfino da Strasburgo e Belgrado. Dalla capitale italiana sono arrivate due pronunce definitive dalla massima istanza della giustizia penale (la Cassazione, sulle Residenze Lac al Parco delle Cave) e amministrativa (il Consiglio di Stato, sul palazzo nel cortile di via Fauché) che danno torto all’amministrazione comunale in materia urbanistica: il Rito Ambrosiano della Scia e di Grattacielo selvaggio è fuorilegge, altro che norme contraddittorie “da interpretare”.

Ma adesso ci si mette pure la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, con una sentenza del 7 ottobre 2025 subito segnalata dalla Cassazione italiana. La sentenza riguarda la signora Dordevic di Belgrado, che si riteneva danneggiata da un palazzo di sei piani costruito così vicino al suo appartamento “da privarla di luce e ventilazione”. Ha fatto causa in Serbia al costruttore e al Comune di Belgrado, chiedendo la modifica del progetto e il riconoscimento di un indennizzo.

Dopo alterne pronunce, la sua richiesta è stata respinta. Si è rivolta allora alla Cedu, che invece ora le dà ragione. La corte di Strasburgo contesta ai tribunali serbi di aver “ignorato l’impatto del danno sulla vita della danneggiata”, ma anche il “deprezzamento del suo immobile nella misura del 20%” e le “irregolarità nella procedura di rilascio del permesso di costruire”.

I giudici europei affermano che è stato violato l’articolo 8 della Convenzione europea che “afferma il diritto di ogni individuo al rispetto della sua vita privata e familiare, della sua casa”: perché “il principio del rispetto della casa non è limitato alla sua consistenza fisica, ma anche al contesto in cui essa è collocata”, dunque non dev’essere “impedito il godimento delle amenità connesse all’abitazione”. Violato anche l’articolo 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione, che riconosce “il diritto al pacifico godimento della proprietà”.

I giudici della Cassazione italiana, a questo punto, commentano: va rispettato “il principio della necessaria ponderazione tra opposte esigenze”, quelle del costruttore e quelle degli abitanti della zona, “sia nel momento del rilascio di un permesso di costruzione di un nuovo immobile sia nel corso della costruzione, all’esito delle eventuali osservazioni e doglianze provenienti dai privati danneggiati dall’intervento edilizio”.

E aggiungono: “Per quanto concerne il nostro Paese, la legge italiana assicura il rispetto delle norme in tema di distanze legali indipendentemente dal fatto che gli edifici siano stati, o meno, realizzati in conformità alle prescrizioni dell’Autorità o sulla base di regolari titoli autorizzativi, accordando al soggetto danneggiato una duplice tutela, ripristinatoria e risarcitoria, e prevedendo sia l’alternatività tra detti rimedi, a scelta dell’interessato, sia la possibilità di cumularli”.

L’inquilino danneggiato, dunque, può chiedere a sua scelta il risarcimento, oppure “la rimozione dell’edificio eretto in violazione della normativa sulle distanze legali”. Può anche pretenderli entrambi, “in tal caso con limitazione del risarcimento al solo danno sofferto medio tempore, sino alla rimozione” dell’edificio che lo danneggia. Concludono i supremi giudici: “Quando la costruzione è stata eretta in violazione delle regole di edilizia contenute in leggi speciali e nei regolamenti comunali ed arrechi pregiudizio a terzi, è assicurata, comunque, l’esperibilità del rimedio risarcitorio”.

Insomma: mentre giornali e tv sono così sensibili ai diritti (sacrosanti) delle cosiddette “famiglie sospese” che hanno comprato case poi sequestrate dalla magistratura per irregolarità urbanistiche (ma a Milano i cantieri sotto sequestro sono solo tre, ripeto: 3), la Cedu e la Cassazione ci ricordano anche i diritti (altrettanto sacrosanti) dei cittadini danneggiati dalla deregulation urbanistica dell’amministrazione milanese e dalla furia edificatoria di Grattacielo selvaggio.

Il Fatto quotidiano, 21 novembre 2025
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