Convenzioni edilizie alla milanese: niente Giunta, basta un notaio
Entrano in scena anche i notai, nelle inchieste sull’urbanistica a Milano. Il primo, Dario Restuccia, è indagato per le tre torri residenziali affacciate sul parco delle Cave, via Cancano, zona Baggio. Le Residenze Lac, costruite al posto della vecchia fabbrichetta delle Pompe Peroni, sono considerate abusive dai pm della Procura milanese perché edificate come “ristrutturazione”, con la ormai mitica Scia (l’autocertificazione del costruttore), mentre sono “nuova costruzione”; e perché il Comune ha rinunciato a ben 3,2 milioni di euro (oneri urbanistici e monetizzazioni degli standard) per servizi da fornire per legge agli almeno 200 nuovi abitanti che sarebbero arrivati in zona.
E il notaio? Entra in partita 30 gennaio 2019, nel momento della firma della “convenzione urbanistica”. È il documento che dà il via libera all’operazione. Viene sottoscritto davanti a lui dai rappresentanti del Comune e della proprietà: da una parte Giovanni Oggioni, il dirigente comunale (poi arrestato in un’altra indagine), dall’altra Rossella Bollini, amministratore unico della società Lakes Park srl, proprietaria dell’impianto industriale dismesso Pompe Peroni.
Ma c’è un problema, fanno notare i pm Petruzzella-Filippini-Clerici, coordinati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano: le “convenzioni urbanistiche” devono essere approvate (lo dice chiaramente la legge 380 del 2001) dal Consiglio comunale. Una disposizione regionale del 2005 permette che ad approvarle possa essere la Giunta. Ma a Milano vige il Rito Ambrosiano: le convenzioni non passano per l’approvazione né dal Consiglio né dalla Giunta comunale, ma vengono vergate come fossero un accordo privato, davanti a un notaio, con le firme di un dirigente comunale e dell’operatore immobiliare.
Quello delle Residenze Lac non è dunque un caso isolato: a Milano tutte le convenzioni urbanistiche, dal 2015, sono firmate davanti al notaio. Sono dunque potenzialmente illegittime centinaia di operazioni edilizie decise e realizzate dopo il 2015. Chi ha deciso la riduzione della convenzione ad atto privato? “Credo che risalga alla Giunta del sindaco Giuliano Pisapia la decisione di adottare una procedura in base alla quale si autorizzavano i dirigenti a stipulare direttamente le convenzioni, senza la necessità di un voto” degli organi istituzionali della pubblica amministrazione: così ha dichiarato ai magistrati il direttore generale del Comune, Christian Malangone. Sentito dall’agenzia La Presse, Pisapia ha risposto: “A me non risulta”. Proviamo a svelare l’arcano.
In verità, la prassi di firmare le convenzioni dal notaio è partita non da una delibera della Giunta Pisapia, ma da una determina dirigenziale emessa il 14 gennaio 2015 da Giuseppina Sordi, allora capo della Direzione centrale sviluppo territorio di Palazzo Marino. Nascosta in una complicata tabella allegata alla determina, alla quasi invisibile nota 4, si legge: “In relazione al contenuto di scelta (attuativa di indirizzi già definiti o di valutazione e conseguente decisione di carattere politico e non tecnico) si procederà all’approvazione degli elementi essenziali della convenzione mediante delibera di Giunta comunale o determina dirigenziale”.
Traduzione: le convenzioni possono essere fatte “mediante delibera di Giunta comunale” (come imposto dalla legge) “o determina dirigenziale”, a seconda se si tratta di attuare “indirizzi già definiti” o di valutare e in conseguenza decidere scelte “di carattere politico e non tecnico”. Prendendo atto che tutte le operazioni edilizie milanesi si inseriscono in “indirizzi già definiti”, ecco che le convenzioni da quel momento vengono tutte realizzate con determina dirigenziale, senza passare dalla Giunta, e poi firmate davanti a un notaio.
Ecco dunque svelato l’arcano delle convenzioni alla milanese: nascono da un assurdo giuridico. Un semplice atto di una dirigente, con una piccola nota scritta in corpo 6 come le clausole capestro delle assicurazioni, decide quando espropriare dei suoi poteri un’istituzione comunale (la Giunta). L’allora sindaco Pisapia non se ne accorse. Se ne accorse benissimo la sua vicesindaca e assessora all’urbanistica: Ada Lucia De Cesaris.
