Supersconti, una confessione, un notaio: che cosa ci insegnano le tre torri sul lago
È di 3,2 milioni di euro il danno erariale causato alle casse pubbliche per una sola delle tante operazioni urbanistiche sotto indagine a Milano: 3,2 milioni sottratti al bilancio del Comune di Milano, che sarebbero dovuti diventare servizi per i cittadini. Lo sostengono i consulenti tecnici della Procura, i professori Alberto Roccella e Chiara Mazzoleni, dopo aver analizzato le carte delle Residenze Lac di via Cancano, tre torri di 9, 10 e 13 piani, con altezze fra i 27 e i 43 metri, affacciate sul laghetto del Parco delle Cave.
Abuso edilizio, secondo i pm Marina Petruzzella, Paolo Filippini e Mauro Clerici, coordinati dalla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, perché fatte passare per “ristrutturazione” dei capannoni della ex fabbrica Pompe Peroni, dunque autorizzate con la ormai mitica Scia (l’autocertificazione del costruttore), mentre sono “nuova costruzione” con obbligo di piano attuativo, cioè di un piano che calcoli i servizi necessari per l’arrivo in zona di almeno 200 nuovi abitanti, effetto del cambio di destinazione d’uso: la fabbrichetta è stata sostituita da tre grattacieli residenziali.
Gli operatori (Lakes Park e poi Nexity) hanno pagato 618 mila euro in meno per oneri d’urbanizzazione (non aggiornati dal Comune per sedici anni) e contributo di costruzione; e 2,6 milioni in meno per la monetizzazione delle aree.
Sono i supersconti del Modello Milano: pochi soldi e poche regole, per attirare i capitali immobiliari. Con grandi vantaggi per gli operatori, ma pesanti danni per la città: se la pubblica amministrazione ha rinunciato a 3,2 milioni per una sola operazione, non è fantascientifico ipotizzare che siano circa 2 miliardi i mancati incassi del Comune per le centinaia di operazioni urbanistiche degli ultimi dieci anni, realizzate con le consuetudini fuorilegge del Rito Ambrosiano.
La voce più pesante è quella delle “monetizzazioni degli standard”. I costruttori devono per legge fornire al Comune le aree necessarie per realizzare i servizi pubblici necessari ai nuovi abitanti che arrivano in una zona. Se non ci sono aree disponibili, in casi eccezionali, possono “monetizzarle”, cioè pagarle. Ma a un prezzo “non inferiore a quello dell’acquisizione di altre aree” da parte del costruttore.
Gli operatori delle Residenze Lac hanno pagato solo 1,4 milioni di euro, cioè 193,45 euro al metro quadrato. Un prezzo ridicolo per Milano. I consulenti tecnici dei pm hanno preso a riferimento una sentenza del Tar Lombardia confermata dal Consiglio di Stato, in cui aree del piccolo Comune di Gorgonzola avevano nel 2008 un valore di 537,5 euro al metro quadro: “Non è minimamente credibile che nel 2019”, 11 anni dopo, “nel Comune di Milano il valore di mercato di un’area potesse essere 193,45 euro/mq”.
Così l’avviso di conclusione indagini sulle Residenze Lac rilancia le indagini sull’urbanistica milanese, ipotizzando una prossima richiesta di processo per 36 persone, fra cui tutti i membri delle Commissioni paesaggio tra il 2018 e il 2024, gli imprenditori coinvolti, il progettista Paolo Mazzoleni (oggi assessore Pd all’Urbanistica a Torino) e alcuni dirigenti comunali, tra cui Giovanni Oggioni (arrestato per corruzione in un’altra indagine parallela) e Simona Collarini (che “confessa” in un “verbale di riunione staff” del 29 marzo 2022: “Dobbiamo cercare di non ripetere situazioni come via Cancano, dove la struttura commerciale ‘ha divorato’ gran parte della superficie fondiaria, obbligando a una soluzione progettuale delle residenze molto impattante (peraltro fronte Parco Cave)”.
Per la prima volta, viene indagato anche un notaio: Dario Restuccia, davanti al quale è stata firmata la “convenzione urbanistica” per le tre torri. È uno dei miracoli del Rito Ambrosiano: la legge dice che le “convenzioni” devono essere approvate dal Consiglio comunale o almeno dalla giunta; a Milano, invece, dal 2013 si firmano davanti a un notaio, come fossero un atto privato. È il Sistema Milano, bellezza.
