SISTEMA MILANO

San Siro, 24 milioni di manutenzioni non fatte. E ora la Uefa…

San Siro, 24 milioni di manutenzioni non fatte. E ora la Uefa…

Ci sono 24,7 milioni di manutenzioni che Milan e Inter avrebbero dovuto realizzare allo stadio Meazza, per contratto, nell’ultimo quinquennio, e che invece non hanno eseguito. Così ora l’impianto è stato definito dalla Uefa inadeguato a ospitare le partite degli Europei di calcio 2032. La cifra è emersa in seguito a un accesso agli atti chiesto da Luigi Corbani, vicesindaco di Milano negli anni Ottanta e oggi presidente del Comitato Sì Meazza, che si oppone all’abbattimento della “Scala del calcio”.

La convenzione sottoscritta da Milan e Inter nel 2000 prevede che i club debbano versare alla pubblica amministrazione circa 10 milioni l’anno, 5 cash per l’affitto dell’impianto e il resto per “opere di manutenzione straordinaria e innovazione”.

La cifra precisa viene indicata di anno in anno da una determina dirigenziale dell’Area sport del Comune: va dai 4,3 milioni del 2019 ai 5,1 del 2025. Nel quinquennio, è un totale di 26.347.486,17 euro. Ma le spese effettivamente fatte dai club nel 2019-2024 sono di 1.616.718 euro. Dunque sono 24,7 i milioni  sottratti al Meazza. Ora le squadre ripetono che lo stadio è ammalorato e procedono nel loro progetto di acquistarlo, per abbatterlo e ricostruirne uno nuovo.

Lo stato di degrado dell’impianto ha avuto due conseguenze. La prima è il crollo del prezzo di vendita, stabilito dall’Agenzia delle entrate in 72 milioni: una cifra davvero bassa se si considera che corrisponde più o meno a sette anni d’affitto. Così il Milan spenderà per acquistare lo stadio meno di quanto ha incassato vendendo il centrocampista Reijnders al Manchester City.

La seconda conseguenza è l’esclusione del Meazza dagli Europei 2032. Il sospetto avanzato dai contrari alla vendita è che i club abbiano bloccato da anni i lavori di adeguamento e manutenzione proprio per poter sostenere la tesi che il Meazza sia da abbattere. I club e il sindaco Giuseppe Sala hanno comunicato che il Meazza è stato bocciato perché non ha superato undici dei ventidue requisiti richiesti per ospitare una competizione Uefa.

In verità, a leggere bene la lettera mandata al Comune dal delegato Uefa, Michele Uva, si scopre che le inadeguatezze segnalate riguardano elementi non strutturali, che sarebbe possibile sanare con facilità: togliendo le barriere di separazione tra i settori dello stadio; portando da 141 a 200 metri quadrati l’area docce per le squadre; ampliando da 10 a 20 metri quadrati l’area per gli equipaggiamenti dei team; allargando la sala medica da 14 a 20 metri quadri eccetera.

Tutto ciò potrebbe essere realizzato dentro l’attuale Meazza, come potrebbe essere realizzato un maggior numero di servizi igienici, storico problema di San Siro, che i club avrebbero dovuto risolvere da anni. E avrebbero potuto farlo, con gli oltre 24 milioni che si sono tenuti in cassa nell’ultimo quinquennio.

Ma evidentemente non era questa la priorità dei fondi Redbird (Milan) e Oaktree (Inter) che oggi controllano i club e hanno fretta di comprare lo stadio e i 280 mila metri quadrati di terreni attorno, a un prezzo totale di 197 milioni (i terreni a 440 euro al metro quadro, in una zona in cui valgono fino a 2 mila al mq). Vogliono comprare rapidamente per valorizzare i loro asset grazie a un’operazione immobiliare (uffici, hotel, centro commerciale) da 1,3 miliardi.

Il sindaco ha annunciato di voler concludere l’affare prima del 10 novembre 2025, data che l’amministrazione presume sia quella in cui scatti il vincolo della Soprintendenza che impedirebbe l’abbattimento dello stadio, al compimento dei 70 anni del secondo anello. I difensori del Meazza ribadiscono che lo stadio si sarebbe potuto ristrutturare, come è stato fatto per il Camp Nou di Barcellona e il Santiago Bernabéu di Madrid.

Anche lo stadio Ferraris di Genova sarà ristrutturato per allinearlo ai parametri Uefa 2032. E per San Siro, esistono già tre progetti di ristrutturazione (progetto Aceti-Magistretti, progetto Fenyves-Arco, progetto Webuild-Roj). Ma a Milano l’obiettivo dei fondi non era quello di rifunzionalizzare il Meazza, bensì di valorizzare al massimo il loro investimento, con l’operazione immobiliare attorno allo stadio. Sala ha fatto da sponda ai fondi, trattando per anni direttamente con l’eterno presidente del Milan (che resiste a ogni cambio di proprietà della squadra), Paolo Scaroni.

Da un secondo accesso agli atti di Corbani è emerso che dal novembre 2024 è stato costituito a Palazzo Marino un pool di dirigenti del Comune incaricati di trattare coi club. Ne facevano parte il direttore generale Christian Malangone, l’assessore all’urbanistica Giancarlo Tancredi, il suo braccio destro Simona Collarini (tutti e tre oggi indagati nell’inchiesta sull’urbanistica milanese). Per i club partecipavano Paolo Scaroni, Giuseppe Bonomi, Alessandro Antonello, i rappresentanti dei fondi e uno stuolo di consulenti e avvocati, tra cui la ex vicesindaca di Milano Ada Lucia De Cesaris.

Club e dirigenti comunali si sono incontrati per mesi, già prima, a partire dal 14 novembre 2023, ogni giovedì alle 17: riunioni riservate tra l’amministrazione e un possibile compratore. Così il successivo bando per mettere a gara la cessione di beni e aree pubbliche è stato di fatto concordato tra venditore e compratore, che ha dettato il calendario e la linea di condotta dell’amministrazione. Una prassi “inaudita”, per Luigi Corbani, “che potrebbe configurare il reato di turbativa d’asta”.

Il Fatto quotidiano, 29 settembre 2025
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