SISTEMA MILANO

L’estate orribile di Milano. Se n’è andato anche Giorgio Armani

L’estate orribile di Milano. Se n’è andato anche Giorgio Armani

Horribilis aestas, per Milano. Nella estate orribile della città, Mediobanca è espugnata dai romani (Giorgia Meloni e Francesco Gaetano Caltagirone), lo stadio di San Siro s’avvia verso la svendita a due fondi americani che lo vogliono smantellare e trasformare in centro commerciale, la Procura ha tentato l’arresto del re degli sviluppatori immobiliari (Manfredi Catella) e ha messo sotto indagine anche il sindaco con cui s’incontrava per un gin tonic.

Perfino il centro sociale Leoncavallo è stato sfrattato per diktat romano e il Plastic, in cui abbiamo passato notti memorabili, ha chiuso per sempre. L’horribilis aestas si conclude con la morte di Giorgio Armani, l’ultimo dei signori della ex capitale morale. L’aveva mantenuta capitale almeno della moda, prima che la retorica immateriale del place to be, tenuta insieme dal materialissimo cemento dei palazzi nei cortili e dei grattacieli abusivi, arrivasse a riempire di melassa lo storytelling sulla metropoli.

Con lui, la Fashion week era festa creativa e formidabile macchina di sviluppo economico, prima che le week diventassero un infinito e noioso rosario di ripetitivi riti del marketing di rito ambrosiano. Armani era davvero milanese, infatti come i milanesi veri era arrivato da fuori (Piacenza). Si è sempre tenuto lontano dalle mattane dei sarti con ego internazionale e sede nei paradisi fiscali. Era rigoroso, i suoi colori e toni erano sobri, eleganti e grigi, anzi greige e beige, come la città prima che vincesse la bulimia priapica dello “sviluppo in altezza” e dei neri e tristi Portali di Gioia.

Milanese anche nei peccati (filiera del lavoro non senza pecche e non priva di nero – e non nel senso del colore). Una cara collega, Giusi Ferré, scriveva che Armani ha ridefinito i sessi, ha sfumato i confini tra maschile e femminile, senza però snobismi lesbian e gioco del travestimento. Il suo consiglio – ce lo ci ricorda Antonio Mancinelli – era: “Vestiti in modo che, quando vedi una tua foto, non sia in grado di attribuirle una data”.

Diceva: “L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare”. Oggi Milano sembra invece conquistata dai nuovi eroi della Gintoneria e della movida a ogni costo (alto, come i prezzi, le torri e gli affitti). Nella sua città si spengono con lui, in fatale sincronia, i neon colorati del Plastic, proprio poco dopo il suo acquisto, un po’ vintage, della Capannina. Milano sarà, senza di lui, un po’ meno Milano? Temiamo che la città dei grattacielisti a piede libero, senza la sua elegante sobrietà, si senta invece liberata nelle sue nuove pulsioni.

Il Fatto quotidiano, 5 settembre 2025
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