SISTEMA MILANO

Architetti a Milano, ritorno all’Ordine (e alla dignità)

Architetti a Milano, ritorno all’Ordine (e alla dignità)

L’Ordine degli architetti di Milano è stato complice del sistema di connessioni e collusioni messe a nudo dalle indagini della magistratura sull’urbanistica milanese. È duro dirlo così, dritto e senza ipocriti giri di parole. Ma è, purtroppo, la verità dei fatti.

L’Ordine dovrebbe essere il rappresentante collettivo e istituzionale di una professione che concorre a progettare il futuro della città e dunque a garantire la democrazia urbana e il bene comune dei cittadini. E ha anche funzione di magistratura interna alla professione. Ma a Milano ha funzionato invece come camera di compensazione degli affari e difensore dell’asse costruttori-amministratori in pratiche che, come hanno dimostrato le indagini in corso, mancavano quantomeno di trasparenza.

Invece di mantenere distacco critico sulle prassi del Rito ambrosiano, le ha sposate in pieno, fino a difendere a spada tratta la legge Salva-Milano, che avrebbe reso legge nazionale le pratiche fuori legge in uso sotto la Madonnina. “In seguito alla battuta d’arresto del cosiddetto Salva-Milano, che la città di Milano attendeva da mesi, protestano gli architetti milanesi che chiedevano chiarezza sulle vicende legate all’urbanistica dopo le inchieste della Procura”: così si esprime l’Ordine il 18 luglio 2024.

“Chiediamo certezza su questa attività legislativa e l’impegno del governo a portare avanti questo provvedimento attesissimo per mettere fine all’incertezza che blocca, rallenta e rigetta molti progetti di sviluppo immobiliare e rigenerazione della città di Milano”, spiegava il presidente (uscente) dell’Ordine degli architetti, Federico Aldini. La Salva-Milano è dunque il “provvedimento attesissimo”, “non più rinviabile”.

È invece naufragata al Senato, come sappiamo, anche per i dubbi di incostituzionalità sollevati dagli oltre 160 professori, architetti, urbanisti, giuristi, costituzionalisti che nel dicembre 2024 hanno firmato l’appello contro quel provvedimento che avrebbe scassato la normativa urbanistica nazionale, impoverito le casse dei Comuni e ridotto l’Italia intera a un Far west del cemento libero.

Aldini arrivò fino a chiedere all’Ordine dei giornalisti (invano) un provvedimento disciplinare contro chi scrive questo articolo, colpevole di averlo criticato. Il predecessore di Aldini è quel Paolo Mazzoleni indagato per abusi edilizi e per corruzione, come tanti altri architetti. L’Ordine di Milano ha di fatto accettato, senza mai porla minimamente in discussione, la pluriennale pratica ambrosiana dell’indistricabile conflitto d’interessi dentro la Commissione paesaggio, a cui a Milano sono stati assegnati poteri che dovrebbero essere degli uffici comunali: gli architetti che ne facevano parte erano pubblici ufficiali che davano il via libera ai progetti, poi tornavano nei loro studi a incassare consulenze e incarichi di progettazione. Il conflitto d’interessi non è un’ipotetica anomalia da dimostrare in tribunale, è un fatto, una situazione oggettiva – e inaccettabile.

C’è una buona notizia, però: alle elezioni per rinnovare il Consiglio dell’Ordine per il quadriennio 2025-2029 (si vota fino al 18 settembre) si è presentata una lista che vuole rompere con il passato: “Architetti metropolitani”, capolista Jacopo Muzio Treccani, con sostenitori autorevoli come Giancarlo Consonni, Sebastiano Brandolini, Lorenzo Degli Esposti, Paolo Deganello, Alberico Belgiojoso.

È la lista in cui fu eletto, nel 2021, Emilio Battisti, che da solo fece opposizione ai suoi colleghi dentro il Consiglio: “Non vogliamo rompicoglioni come lui in Commissione paesaggio”, diceva Giovanni Oggioni, l’arrestato per corruzione numero uno dell’inchiesta milanese. Chissà se i quasi 14 mila architetti milanesi coglieranno questa occasione per andare a votare e restituire l’onore a un Ordine glorioso e a una professione che ha lasciato segni indelebili in città. 

Il Fatto quotidiano, 12 settembre 2025
To Top