Il “Grande Recupero” del Comune di Milano fidanzato traditore
Gliene ha fatte di ogni. Per anni. Prima era solo distratto, poi annoiato, infine è diventato francamente stronzo. Al ristorante guardava il telefono, oppure la biondina nel tavolo a fianco: con quel toppino! Flirtava con le altre via whatsapp. Scambiava foto, battute che gli sembravano spiritose (tipo: “Questa frase me la tatuo sulla schiena”). La ghostava. A un certo punto ha cominciato a tradirla. Piccole fughe. Chiacchiere con gin tonic. Scopatine dopo l’apericena.
Lei sopporta, aspetta, tollera, fa finta di non vedere. Lo ammira come uomo di successo, adora le sue banalità che le sembrano così intelligenti, si accontenta di quel poco che ancora le dà. Sotto sotto, ha paura di restare sola: forse non è un granché, ma gli altri sono peggio. I dubbi però si accumulano, le insoddisfazioni si sommano, i dolori diventano insopportabili.
Finché sente che qualcosa si è rotto e prende la decisione: basta relazioni difettose, come insegna Ester Viola. È la svolta inaspettata. Lui non accetta la ferita narcisistica dell’abbandono. Non può tollerare di essere lasciato. Comincia il Grande Recupero. Telefonate ripetute. Messaggi dolci che lei non riesce a non leggere. Una rosa ogni giorno sul suo davanzale. Promesse di amore eterno ed eterna fedeltà, di viaggi in luoghi avventurosi, di cenette in posticini romantici. Quello che non ha fatto in dieci anni – promette e annuncia – lo realizzerà in dieci mesi.
Lei è Milano, lui l’amministrazione comunale. Si comporta come il Fidanzato Recuperante. Sente che si è rotta la connessione sentimentale con la città e cerca di ricostruire il rapporto infranto, promettendo di fare nei prossimi dieci mesi (prima delle elezioni) ciò che non ha fatto negli ultimi dieci anni. Anzi, il contrario di quello che in dieci anni ha combinato.
Ha svenduto beni pubblici, privatizzato i servizi, ceduto lo stadio, chiuso le piscine comunali, ridotto i mercati municipali, impoverito il patrimonio di case popolari, abbattuto alberi, consumato suolo, cementificato la città. Ma da qui in poi sarà tutto rose e fiori. Riacquisto di beni pubblici, miriadi di alberi piantati, regole più severe per costruire, riapertura dei Navigli, perfino. Sarà tre volte Natale e festa tutto l’anno.
L’ideona più strombazzata è quella di proporre otto – ripeto: otto – “vele ombreggianti” per risolvere il problema del grande caldo in città. Dopo dieci anni di Grattacielo Selvaggio e di isole di calore (come piazza San Babila e largo Augusto), il Grande Recupero è proporre otto “vele ombreggianti” stile Decathlon: quando ho letto la notizia pensavo fosse la satira di quei buontemponi di Lercio, invece era un comunicato stampa del Comune.
Poi c’è il Piano del Verde, 17 azioni per “rendere i suoli permeabili, depavimentare pezzi di città sempre più importanti, mettere alberi al posto del cemento e dell’asfalto”: cioè fare il contrario di quello che è stato fatto negli ultimi dieci anni. L’area della Maura? Deve essere comprata dal Comune e mantenuta a parco fino all’ultimo centimetro quadrato. Ma come? Giuseppe Sala ha appena svenduto l’attigua area di San Siro permettendo la distruzione dello stadio Meazza e la cementificazione del Parco dei Capitani.
E ancora, il Piano Casa: cedendo aree pubbliche ai privati per ottenere abitazioni a canoni ancora troppo alti. E il Piano strade: rifare in due anni la pavimentazione delle vie dopo aver lasciato per un decennio buche a cui i milanesi hanno dovuto affezionarsi come alla Luisona del Bar Sport di Stefano Benni.
Pianificato anche il riacquisto degli edifici che la sindaca Letizia Moratti (con city manager Giuseppe Sala) aveva venduto a un fondo controllato da Bnp Paribas. Per dieci anni ha privatizzato tutto, il Pirellino, case, piscine, stadio, mercati; ora, dopo che la banca francese ha già rivenduto tutti i pezzi pregiati, il Comune le fa fare bingo riprendendosi l’invenduto residuo. E via così.
Come reagirà Milano, la fidanzata tradita?
