Miracolo olimpico: la Corte costituzionale abolisce la corruzione
È arrivato un ulteriore, ennesimo taglio alla possibilità d’indagine della magistratura su reati come la corruzione o la turbativa d’asta. A realizzarlo è stato il governo Meloni, questa volta con l’imprimatur della Corte costituzionale. D’ora in poi, il potere politico potrà creare enti che hanno soci pubblici e che spendono soldi pubblici, ma che potranno essere considerati società private, con amministratori che non potranno essere ritenuti pubblici ufficiali e dunque avranno uno scudo protettivo totale contro le indagini giudiziarie che salvaguardano la correttezza d’azione della pubblica amministrazione: abolita la corruzione e la turbativa d’asta.
È avvenuto in due tempi. Prima un decreto del governo Meloni, poi una sentenza della Corte costituzionale.
La vicenda è quella che riguarda la Fondazione Milano-Cortina, istituita per realizzare le olimpiadi invernali 2026. Nel giugno 2024, il governo vara un decreto secondo cui la Fondazione che stava preparando i giochi “non riveste la qualifica di organismo di diritto pubblico”, benché abbia come soci tutti enti pubblici e impieghi denaro pubblico. Effetto immediato: sono bloccate le inchieste dei pm milanesi Francesco Cajani e Alessandro Gobbis che avevano contestato il reato di turbativa d’asta a manager della Fondazione e imprenditori che – secondo le ipotesi d’accusa – avevano assegnato e ottenuto appalti in maniera illegittima.
A inchiesta aperta, il governo Meloni alza uno scudo protettivo che trasformando la Fondazione in ente di diritto privato fa sparire corruzione e turbativa d’asta. I pm sono costretti a chiedere l’archiviazione delle accuse. Ma la giudice delle indagini preliminari, Patrizia Nobile, il 6 novembre 2025 solleva la questione di legittimità costituzionale, ritenendo che il decreto governativo abbia creato una “zona franca” irragionevole e contraria alla Costituzione, sottraendo la Fondazione alle regole pubblicistiche.
La Corte costituzionale affronta la questione. Il giudice relatore designato, Giovanni Pitruzzella, viene sostituito con il giudice Francesco Saverio Marini, già consulente giuridico di Giorgia Meloni e autore per lei della riforma costituzionale sul premierato. Il 16 luglio 2026 la Consulta rende nota la sua decisione: dichiara inammissibile il ricorso della giudice.
Non entra nel merito dei fatti, non valuta se il decreto Meloni del 2024 sia costituzionale o no. Afferma che questo non fa altro che confermare la natura privata della Fondazione olimpica, già affermata nel decreto legge del 2020 che la fondava. Dunque inammissibile il ricorso contro il secondo decreto che non fa altro che confermare il primo.
Una attenta analisi giuridica noterebbe però che il decreto Meloni del 2024 aggiunge invece elementi alla formulazione iniziale del 2020. La legge che ha istituto la Fondazione dice che l’ente, secondo quanto stabilito dalla legge, “opera in regime di diritto privato”: questo è consentito a qualsiasi ente pubblico, che può in alcuni atti agire secondo le norme del diritto privato, “salvo la legge disponga altrimenti”.
Il decreto Meloni del 2024 aggiunge invece che la Fondazione deve agire sempre e soltanto in regime di diritto privato, cancellando di fatto quel “salvo la legge disponga altrimenti”.
La “legge che dispone altrimenti” è, in questo caso, quella sugli appalti pubblici, che obbliga un organismo come la Fondazione a rispettare la procedura dell’evidenza pubblica. Ma la Corte costituzionale non ne ha tenuto conto. Ed è inappellabile.
Primo risultato: bloccate le indagini sulla Fondazione Milano-Cortina, considerata “società privata” anche se i debiti saranno pagati da Stato, Regioni Lombardia e Veneto, Province di Trento e Bolzano, Comuni di Milano e Cortina (cioè dai cittadini). Secondo risultato: d’ora in poi qualsiasi ente che spende soldi pubblici potrà essere battezzato “privato” e godere del super-scudo che cancella corruzione e turbativa d’asta.
