CULTURE

Mittelfest, il teatro contro la paura

Mittelfest, il teatro contro la paura

Paura. È lo smarrimento freddo di fronte al mondo che prepara guerra, al futuro che promette incertezza, al potere che costruisce disuguaglianza. È anche l’investimento di politici che puntano a dividere i poveri dai più poveri, a seminare odio, a indicare un nemico per mantenere il dominio. Paura è anche il tema proposto dal Mittelfest 2026, festival internazionale di teatro, musica, danza, circo, vetrina dello spettacolo e della cultura centroeuropea.

“La paura sta nelle attese, in ciò che si immagina sarà”, spiega Giacomo Pedini, il direttore artistico del Mittelfest, “anticipa gli eventi, non li segue. Dunque la paura, che si annida nei nostri pensieri, invece di essere fuggita può forse essere superata dalle nostre azioni e dunque vinta da un qualche miracolo”. Sarà davvero possibile? Non lo sappiamo, ma intanto il teatro prova a mettere in scena azioni che cercano di agire e vincere la paura, nel festival che si svolge dal 16 al 26 luglio a Cividale del Friuli, città patrimonio dell’Unesco, antico incrocio tra lingue, linguaggi, culture, tradizioni, religioni, popolazioni diverse, nei secoli esperimento di convivenza ma anche campo di scontri feroci.

A Mittelfest è appena arrivato, come presidente, il giornalista Toni Capuozzo. Quest’anno, in scena, ci saranno 32 progetti artistici, di cui 20 in prima assoluta o nazionale, provenienti da 16 Paesi. A un passo da Cividale ci sono la Sarajevo dei cecchini del weekend, la Bosnia della pulizia etnica, il Kosovo degli scontri feroci tra serbi e kosovari.

È lontano invece il Sudafrica di Mandela, dove si sperimentò la terapia del perdono e della riconciliazione. Era il 1995 quando vi fu istituita la Commissione per la verità e la riconciliazione, con l’obiettivo di aiutare a guarire il Paese dopo le ferocie dell’apartheid. È successo, più vicino a noi, anche in Kosovo. Vittime e carnefici hanno provato a cercare insieme dolorose verità sui crimini del passato, inventando uno spazio di riconciliazione dopo gli scontri feroci tra serbi e kosovari.

Quest’anno torna al Mittelfest Jeton Neziraj, il drammaturgo kosovaro soprannominato il “Kafka dei Balcani”, che dopo il suo spettacolo già portato anche in Italia, Negotiating Peace, ora mette in scena Chi perdona, una riflessione sul perdono come mezzo di guarigione sociale e di liberazione.

È possibile perdonare dopo aver subito l’orrore? Neziraj prova a rispondere incrociando le voci di chi ha subito l’orrore nel mondo, in Kosovo come in Sudafrica. Il perdono come antidoto al veleno della paura? Anche in Kosovo prese vita un movimento che ha tentato di sanare le ferite di faide lunghe e sanguinose attraverso un forum pubblico in cui le famiglie si confrontano e cercano di trovare una via per la riconciliazione.

Dopo la furia, bisogna pur tornare a vivere. E il “dopo” è perfino peggio del “prima”: insopportabile convivere con il rancore, quando il dramma si è consumato e il sangue si è rappreso. Ferdonije Qerkezi è una donna testimone dell’orrore. Il 27 marzo 1999 le forze paramilitari serbe entrarono in casa sua e portarono via tutti i maschi di casa: quattro figli e il marito. Non sono mai tornati. Del marito e di due dei figli non sono mai stati trovati neppure i resti.

La signora Qerkezi ha fermato il tempo, ha conservato la sua casa esattamente com’era quel giorno terribile. È diventata un museo della memoria, ma non del rancore, per ricordare il dolore collettivo delle famiglie delle oltre 1.600 persone scomparse durante la guerra del 1999 in Kosovo.

Tra i tanti spettacoli del Mittelfest, sabato 18 luglio nella piazza del Duomo di Cividale ci sarà Mozzafiato!, spettacolo circense incentrato sul ritmo del respiro e sulla trasformazione della paura in fiducia. Sabato 25, al teatro Verdi di Gorizia, Era di Maggio, un’opera con Alessio Boni sulla memoria del terremoto in Friuli del 1976. Gran finale domenica 26, con l’esploratore Alex Bellini e il musicista Luca Lagash, insieme in un esperimento-performance di Intelligenza artificiale.

Il Fatto quotidiano, 10 luglio 2026
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