GIUSTIZIA

Assolti i pm del processo Eni-Nigeria, accusatori diventati accusati

Assolti i pm del processo Eni-Nigeria, accusatori diventati accusati Un’udienza del processo Eni-Nigeria a Milano

“Il fatto non  sussiste”. La Corte di cassazione ha annullato la condanna a Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, i due pm che avevano sostenuto l’accusa nei processi contro l’Eni per corruzione internazionale. I due erano poi stati condannati a 8 mesi per rifiuto di atti d’ufficio, cioè per non aver depositato in aula atti considerati favorevoli alle difese, nel processo Eni-Nigeria che si era comunque concluso nel marzo 2021 con l’assoluzione per tutti gli imputati. Già il Pg rappresentante dell’accusa in Cassazione aveva chiesto l’annullamento della condanna senza rinvio a un nuovo processo d’appello.

Eni e i suoi manager (insieme a Shell) erano stati processati a Milano per corruzione internazionale con l’accusa di aver incassato una tangente record di oltre un miliardo di dollari per ottenere la concessione di Opl 245, un grande campo petrolifero in Nigeria. Quel processo, malgrado indizi pesanti (500 milioni di dollari arrivati da un conto Eni dispersi in Nigeria in contanti) finì con piene assoluzioni.

In seguito, la Procura di Brescia, competente per i procedimenti che riguardano i magistrati di Milano, aveva accusato i due pm di non aver depositato in aula documenti che un loro collega, Paolo Storari, aveva raccolto in un’inchiesta (Eni-complotto) parallela a quella Eni-Nigeria. Chat e messaggi che, a detta di Storari, provavano l’inattendibilità di un imputato del processo, l’ex manager Eni Vincenzo Armanna, che era diventato un accusatore di Eni e dei suoi manager di vertice.

De Pasquale e Spadaro, in accordo con l’allora procuratore Francesco Greco, avevano ritenuto gli elementi raccolti da Storari non certi, contraddittori, bozze ancora informi, spunti che necessitavano di perizie e approfondimenti e in definitiva non rilevanti per il processo sulla corruzione in Nigeria ormai arrivato alle battute finali: non li avevano dunque depositati. Erano stati per questo condannati in primo grado e in appello. Ora la Cassazione pone fine alla vicenda.

Raggiante il difensore, l’avvocato Massimo Dinoia: “L’avvocato Fabio Federico e io siamo veramente felici: è una sentenza che fa giustizia di tanti anni di sofferenze. Vorremmo rimarcare che, in attesa delle motivazioni, le conclusioni del Pg sono state totali: ha chiesto infatti di riconoscere l’insussistenza sia del fatto materiale sia, in subordine, dell’elemento soggettivo. Più di così non poteva dire”.

Spadaro oggi è magistrato alla Procura europea. De Pasquale, che era a capo del dipartimento della Procura di Milano che si occupa di corruzione internazionale, fu il pm che riuscì a ottenere le condanne per Bettino Craxi (per corruzione, per le tangenti Eni-Sai) e per Silvio Berlusconi (per frode fiscale nei bilanci Mediaset).

Il Fatto quotidiano, 19 giugno 2026
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