SISTEMA MILANO

Extracosti Olimpiadi, Sala nega la logica aristotelica

Extracosti Olimpiadi, Sala nega la logica aristotelica

Le scelte della politica sono discrezionali: ognuno ha le sue passioni. Le scelte della logica aristotelica sono invece obbligate: dal principio di non contraddizione. Il sindaco di Milano mina le basi della razionalità occidentale, almeno quando disserta di “extracosti”. Quelli che il Comune di Milano dovrà pagare per le Olimpiadi: per il Villaggio olimpico (a Coima) e per l’Arena di Santa Giulia (a Eventim), ma anche per sanare il buco di 300 milioni della Fondazione Milano-Cortina.

Nei giorni scorsi, Giuseppe Sala se l’è presa con i (pochi) consiglieri comunali che osano criticarlo e con la Corte dei conti, colpevole di aver aperto un’inchiesta proprio sugli extracosti dell’Arena, per verificare un eventuale danno erariale di 134 milioni: i soldi chiesti al Comune da Eventim. “È una lezione terribile da cui trarre insegnamento per il futuro”, ha commentato il sindaco, “una lezione terribile”: non gli sprechi, ma l’indagine e le critiche. Insomma, come si permettono di farci le pulci sui soldi che diamo ai privati? “La prossima volta, useremo solo soldi pubblici, così pagherà Pantalone”.

Il ragionamento è evidentemente scazonte. Il compito istituzionale della Corte dei conti è proprio quello di fare le pulci sui soldi pubblici che vengono spesi: in questo caso dal Comune per soddisfare, in tutto o in parte, le richieste di Eventim; ma naturalmente la Corte dovrebbe verificarli anche se l’Arena fosse stata realizzata dal Comune senza Eventim. Proprio per impedire, in entrambi i casi, che paghi Pantalone. La reazione di Sala è la minaccia del bambino imbronciato: “La prossima volta, useremo solo soldi pubblici”. Ma non ha senso alcuno: il controllo della Corte è proprio sulla spesa dei soldi pubblici.

“Santa Giulia è una struttura che ci invidiano ovunque”, divaga poi Sala. Dove ce la invidino, dopo il caos traffico e parcheggi dei primi concerti di Ligabue e Annalisa, è un mistero. Comunque il sindaco prosegue con il suo ragionamento scazonte: “Milano cosa fa di fronte a una situazione come quella delle Olimpiadi? Fa la Milano generosa e dice: non vogliamo utilizzare solo fondi pubblici, ci facciamo aiutare dai privati”.

Meraviglioso: qui, a essere capovolta non è solo la logica aristotelica, ma anche i fatti. Le Olimpiadi Milano-Cortina, “una situazione” fortissimamente voluta da Sala, erano state promesse come operazione a costo zero per le casse pubbliche. Gli investimenti dovevano essere tutti dei privati, che a Milano si sono fatti un’Arena (privata: di Eventim) e poi ci guadagnano facendoci cantare Ligabue, Annalisa e via via gli altri. O un Villaggio olimpico, realizzato da Coima, che poi ci guadagna affittando agli studenti le stanze del pensionato più caro d’Italia.

“Ci facciamo aiutare dai privati”?: i privati fanno il loro business, dopo aver fatto i loro conti. Sono i privati che ora si vogliono “far aiutare” dal pubblico, pretendendo gli extracosti. “Milano fa la generosa”? Eventim chiede 134 milioni, Coima ne chiede 40. È Sala che “fa il generoso”: con il culo degli altri, direbbe il Poeta, ossia con i soldi nostri. Per il futuro, continua il sindaco sempre più imbronciato, “agiremo” – cicca cicca – “senza coinvolgere i privati” (tiè: ma a chi pensa di far dispetto?). Vendettona: rinunceremo a quei generosi benefattori che ci promettono opere gratis, ma poi rifanno i conti, dimenticano il rischio d’impresa e vengono a batter cassa.

E Milano, generosa con i ricchi e rigorosa con i poveri, s’impoverisce. Dalle casse comunali sono già usciti 7 milioni per realizzare gli accessi stradali all’Arena (privata) di Eventim. Stanno per uscire i 21 milioni olimpici già stanziati la scorsa estate. E poi uscirà la quota di Milano (il resto sarà messo da Cortina, Lombardia e Veneto) dei 300 milioni di buco generale delle Olimpiadi, per cui Sala ha già accantonato 100 milioni. Ma come si può discutere razionalmente di queste cose? Bisognerebbe avere, non dico lo stesso orientamento politico, ma almeno lo stesso rispetto per la logica aristotelica.

Il Fatto quotidiano, 15 maggio 2026
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