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I sindaci della Valsusa: “Il Tav non serve”. Intanto la Francia vuole conquistare le tratte italiane

I sindaci della Valsusa: “Il Tav non serve”. Intanto la Francia vuole conquistare le tratte italiane

“Non abbiamo bisogno della nuova linea Tav Torino-Lione, fateci invece funzionare i collegamenti con Torino già esistenti e che ora sono falcidiati dalle soppressioni”. È questa, in sintesi, la richiesta dei Comuni della Valle Susa. Ieri hanno consegnato un documento al Commissario straordinario  del Tav Calogero Mauceri, a Rfi (cioè Ferrovie dello Stato) e Regione Piemonte: sono 126 pagine realizzate da una Commissione tecnica su incarico dell’Unione montana Valle Susa e dei Comuni di Rivoli, Avigliana, Caselette e Sant’Ambrogio.

Gli esperti, sulla base di dati oggettivi, bocciano in maniera netta il progetto di ferrovia veloce che dovrebbe collegare Torino e Lione passando attraverso la Valle Susa. In preparazione c’è un altro studio realizzato da altri sette Comuni della valle coinvolti nel progetto. Convergenti i risultati. La nuova linea ferroviaria, costosissima e di grande impatto ambientale perché buca la montagna per realizzare un super-tunnel lungo 57,5 chilometri, non è necessaria perché non c’è incremento né di merci né di passeggeri sulla tratta Torino-Lione.

“Anzi, le merci stanno diminuendo”, ha dichiarato il sindaco di Avigliana, Andrea Archinà. La linea già esistente tra Torino e la Valle Susa non è vicina alla saturazione, e potrebbe gestire un traffico maggiore con dei semplici adeguamenti tecnologici. E infine, a livello di velocità, la nuova, costosissima linea permetterebbe un risparmio di tempo risibile: appena 73 secondi. Per ottenere questo non entusiasmante risultato, la tratta Avigliana-Orbassano distruggerebbe una collina morenica.

D’altra parte, non sono entusiasmanti neppure i dati contenuti in uno studio realizzato da Telt (la società pubblica di diritto francese, controllata al 50% da Italia e Francia, che deve realizzare il Tav). Conferma che è slittata la data in cui saranno finiti i lavori: a fine 2033, con il servizio che entrerà a regime a partire dal 2034, due anni in più rispetto a quanto previsto inizialmente.

Continuano a lievitare anche i costi: il progetto iniziale prevedeva 5,2 miliardi, poi la spesa è salita a 8,6 e ora è arrivata a 11,1. Ma attenzione: questa previsione è fatta a valori del 2012, rivalutando i costi ai valori correnti si arriva almeno a 15 miliardi. Con allarme della Corte dei conti europea, preoccupata per l’aumento della spesa, oltretutto con forti ritardi nella realizzazione dei lavori: finora sono stati completati soltanto 20 chilometri su 65, il 29%.

Intanto si sono manifestati i conflitti tra gli italiani di Rfi e i francesi di Sncf che chiedono libero accesso già ora alle tratte ferroviarie italiane per i treni francesi. In dicembre l’Autorità di regolazione dei trasporti ha imposto a Rete ferroviaria italiana di assicurare ai francesi l’accesso agli spazi di manutenzione e preparazione dei treni che viaggiano sulla rete alta velocità italiana.

Ma il duello tra italiani e francesi per conquistare quote del mercato dell’alta velocità è solo all’inizio: la compagnia ferroviaria francese vuole entrare in Italia con l’obiettivo di raggiungere il 15% del mercato entro il 2030: con nove viaggi quotidiani di andata e ritorno tra Torino, Milano, Roma e Napoli e quattro tra Torino e Venezia.

Il Fatto quotidiano, 7 marzo 2026
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