Mario Merlino, piazza Fontana e l’album di famiglia del governo Meloni
Qualche giorno fa, i camerati che gli erano vicini hanno annunciato sui social la scomparsa di Mario Merlino, uno dei protagonisti del romanzo nero della strage di piazza Fontana. Aveva 81 anni e le sue ultime foto lo ritraggono con lunghi capelli bianchi, barba candida, occhiali tondi dalle lenti spesse. Un “Mago Merlino” che fino all’ultimo ha mantenuto un look lontano da quello vigoroso e risoluto solitamente esibito dai neofascisti.
Qualcuno ancora oggi, in articulo mortis, ha riproposto la domanda: fascista o anarchico? Ma Mario Michele Merlino, classe 1944, è stato un campione in purezza del combattente sotto falsa bandiera della “guerra non ortodossa”: l’ultima guerra italiana, quella combattuta dai neofascisti, sotto l’ala protettiva degli apparati dello Stato italiano e delle agenzie internazionali made in Usa, per fermare il comunismo in Italia anche a costo di stracciare la Costituzione, con doppi giuramenti, infiltrazioni, bombe, logge, attentati, provocazioni.
Merlino aveva partecipato, nel 1965, al convegno sulla “guerra rivoluzionaria” organizzato da ambienti militari italiani all’hotel Parco dei principi di Roma. Lì venne teorizzata la strategia della tensione, le bombe nere che dovevano sembrare rosse per scatenare la reazione nazionale e la svolta autoritaria. Merlino aderì a Ordine Nuovo di Pino Rauti e poi ad Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie, le due colonne della “guerra non ortodossa”.
Nel 1968 partecipò al viaggio “d’istruzione” nella Grecia dei colonnelli organizzato dai servizi segreti italiani. Al ritorno, si scoprì capellone e anarchico: aderì al circolo Bakunin di Roma, poi, nell’ottobre 1969, fu tra i fondatori del circolo 22 marzo, insieme a Pietro Valpreda. Poco più di mese dopo, il 12 dicembre, scoppiò la bomba in piazza Fontana. Fu arrestato. Come Valpreda, accusato di essere la “belva umana”. Merlino esibì l’alibi davvero strano, per un anarchico, di essere stato, al momento degli attentati a Milano e a Roma, in compagnia di Delle Chiaie.
Ormai la linea teorica discussa nel convegno del Parco dei principi era diventata azione militare, la bomba nera era diventata rossa, gli infiltrati avevano fatto il loro sporco lavoro. Ci vorranno anni per arrivare all’assoluzione dell’anarchico Valpreda e decenni per sapere che le bombe del 12 dicembre erano state piazzate da Ordine Nuovo (a Milano) e Avanguardia Nazionale (a Roma). Più difficile, e ancora non concluso, è il lavoro per ricostruire il ruolo dell’Ufficio affari riservati (il servizio segreto civile), del Sid (il servizio segreto militare), dell’Aginter Presse (l’agenzia che coordinava “l’internazionale nera” per conto della Cia).
A dispetto di chi pone ancora la domanda “fascista o anarchico?”, Merlino negli ultimi decenni ha scritto articoli, saggi, opere teatrali tutti nel solco del pensiero dell’ultradestra fascista, con esaltazioni della X Mas e di Benito Mussolini, ha curato la ristampa di opere di Robert Brasillach, scrittore francese antisemita e collaborazionista con il Terzo Reich, è stato invitato a iniziative del Fronte Nazionale e di Forza Nuova. Condannato per banda armata, è uscito assolto dai labirintici processi per strage che non sono riusciti a provare tutte le responsabilità individuali.
La nidiata nera della “guerra non ortodossa” è arrivata tranquilla fino ai giorni nostri, ottenendo qualche riconoscimento postumo, qualche risarcimento famigliare. Il figlio di Merlino, Emanuele, nel 2022 viene assunto come capo della segreteria tecnica del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e poi riconfermato da Alessandro Giuli.
Paolo Signorelli, nipote dell’omonimo ideologo di Ordine Nuovo, diventa portavoce del ministro Francesco Lollobrigida. L’ultima guerra italiana, cruenta e piena di doppifondi, sembra lontana, ma i suoi protagonisti sono l’album di famiglia della destra oggi arrivata al governo. Donne e uomini poco amanti della Costituzione che i loro padri e nonni non hanno firmato.
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