Ci riprovano: la Salva-Sala travestita da “legge speciale per Milano”
La sapete l’ultima? Hanno escogitato un nuovo modo per far passare la Salva-Milano. Ma questa volta è una sanatoria di nuova generazione, pulita, presentabile, bipartisan, ecumenica, politicamente corretta, che sprizza sviluppo e promesse di futuro. E intanto cancella le inchieste della Procura di Milano sull’urbanistica e i grattacieli fuori legge.
È una Salva-Milano 2.0. La chiamano “legge speciale per Milano”. Il primo a proporla è stato Luciano Fasano, professore associato di Scienza politica, con un articolo sul Corriere della sera. È stato l’inizio di una piccola campagna di stampa, ancora in corso. Intervistato sulla proposta, si è detto subito d’accordo il senatore della Lega Massimiliano Romeo. Poi, ad applaudire alla proposta, è corsa Silvia Roggiani, deputata e segretaria regionale lombarda del Pd.
Infine, ecco scendere in campo Emilio Del Bono, Partito democratico, per due mandati sindaco di Brescia, ex deputato della Margherita e oggi vicepresidente del Consiglio regionale lombardo. “Milano deve poter correre. Una legge speciale per Milano è necessaria. È l’unica città italiana che può paragonarsi alle grandi metropoli europee. Ha bisogno di un’autonomia regolatoria e finanziaria per andare alla stessa velocità delle città tedesche, francesi, spagnole delle medesime dimensioni”. Come non essere d’accordo con il ruolo “speciale” di Milano in Italia? Ma “correre” per andare dove?
La prima richiesta è di avere più soldi: “Se il capoluogo attinge agli stessi fondi regionali per il trasporto pubblico locale o per l’edilizia residenziale pubblica, è evidente che rischia di drenare risorse di cui avrebbero bisogno gli altri territori. Milano non può fermarsi né essere una idrovora”. Eppure per il trasporto pubblico, per esempio, l’area Milano-Monza già prende in percentuale più soldi del resto della Lombardia, il 64% del totale.
Ma è davvero per questo che serve proprio adesso una legge speciale? Non è che il vero obiettivo è un altro, cioè ottenere quella “autonomia regolatoria” che può voler dire regole speciali per l’urbanistica? “È un tema su cui si può ragionare”, ammette Del Bono. “La legislazione urbanistica è datata e questo apre a faticose interpretazioni”.
Inutile ripetere ancora una volta che è “datato” anche il codice civile ma non per questo si chiede ogni giorno di “aggiornarlo”. Quanto alle “faticose interpretazioni”, sono solo quelle imposte contra legem da determine e circolari comunali che non hanno “interpretato”, ma contraddetto le leggi urbanistiche nazionali e regionali, inventando quel mostro di deregulation che è il Rito Ambrosiano: a Milano si può costruire nei cortili, le nuove costruzioni sono considerate “ristrutturazioni”, gli oneri di costruzione sono scontati del 60 per cento, per fare torri e grattacieli basta una autocertificazione (la Scia) invece del piano attuativo che prevede nuovi servizi per i cittadini.
Che non ci siano “interpretazioni” da dare, ma leggi a cui tornare dopo anni di Farwest, lo hanno ribadito nei mesi scorsi (sul piano penale) i giudici delle indagini preliminari, quelli dell’udienza preliminare, quelli del riesame, la Cassazione, oltre che (sul piano amministrativo) il Tar e il Consiglio di Stato. Ci hanno provato prima con la Salva-Milano: arenata in Senato per palese indecenza e sospetti di incostituzionalità. Ci stanno provando con proposte di ridefinizione generale delle regole urbanistiche: ma è un cammino lungo, più lento dei processi già in corso.
Ecco allora l’ideona: una legge speciale che, sotto qualche proposta magari accettabile e perfino utile per Milano, faccia diventare legge i reati, mascherando la solita sbobba indecente della sanatoria per salvare: i costruttori che hanno fatto quello che il Comune ha loro permesso di fare; i dirigenti comunali che hanno fatto valere norme, queste sì, “speciali”: fuori legge; i politici e il sindaco che è stato per anni sviluppatore, garante e gestore di questo – specialissimo – Sistema Milano.
