SISTEMA MILANO

San Siro, verso la soluzione finale

San Siro, verso la soluzione finale

La soluzione finale per San Siro si avvicina, almeno nelle speranze del sindaco Giuseppe Sala. L’11 settembre (data non proprio rassicurante) la sua giunta dovrebbe varare la delibera da mandare in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva. I termini dell’accordo con i fondi americani che vogliono comprare dal Comune di Milano lo stadio Meazza e i terreni circostanti non sono ufficialmente noti e definiti, esistono solo le anticipazioni fornite nei giorni scorsi ai consiglieri del Partito democratico, per cercare di superare le resistenze di alcuni di loro. Ecco i punti salienti.

L’operazione immobiliare. L’accordo prevede la vendita del Meazza e delle aree adiacenti, 290 mila metri quadrati. Il progetto dei fondi Usa prevede l’abbattimento dello stadio, di cui sarà conservata solo una parte, la costruzione di un nuovo impianto, con meno posti (70 mila) dell’attuale, e l’edificazione di uffici, hotel, museo, aree ristoro e un grande centro commerciale che sarà il più vasto d’Italia.

È un’operazione immobiliare da 1,3 miliardi di euro realizzata su aree oggi pubbliche, di proprietà del Comune, che ripagherà ai fondi la spesa dello stadio nuovo e rimetterà a posto i conti in rosso di Milan e Inter, permettendo così ai fondi americani di vendere finalmente le squadre e fare plusvalenze.

Il prezzo. La cifra indicata dall’Agenzia delle entrate e confermata da due professori di Bocconi e Politecnico (che sono però a loro volta legati all’Agenzia delle entrate) è di 197 milioni (73 lo stadio, 124 i terreni circostanti). Un valore ridicolo, se confrontato con i prezzi milanesi. Ma anche a questo c’è un ulteriore sconto di 36 milioni che il Comune è pronto a riconoscere ai fondi per i lavori di bonifiche, demolizioni e opere pubbliche (il tunnel di via Patroclo, che c’è già, ma che andrà distrutto e rifatto poco più in là per poter edificare il nuovo stadio). “Non chiamiamolo sconto, ma compartecipazione”, ha dichiarato la capogruppo dem, Beatrice Uguccioni, di cui si ricordano i vibranti interventi a favore della Salva-Milano.

I favorevoli all’operazione valorizzano il fatto che nel contratto di vendita entrerà una norma “anti-speculazione”: se le quadre rivenderanno il pacchetto prima che trascorrano cinque anni, il Comune avrà diritto alla metà delle plusvalenze. Una norma che fondi, banche e avvocati d’affari possono aggirare in qualche nanosecondo. 

Il verde. Il Comune promette un totale di 140 mila metri quadrati di verde. Ma sarà in gran parte verde pensile, di copertura. Di verde “profondo” resteranno solo 52 mila metri quadrati. Più o meno quanto è già oggi il Parco dei Capitani, che sarà cementificato.

I contrari. Restano contrari all’operazione Carlo Monguzzi e i verdi, oltre ai dem Alessandro Giungi e Rosario Pantaleo e all’ex della lista Sala, Enrico Fedrighini. Altri consiglieri sono ancora indecisi. In soccorso alla maggioranza pericolante potrebbero però arrivare alcuni consiglieri del centrodestra, che uscendo dall’aula al momento della votazione abbasserebbero il quorum necessario per l’approvazione della delibera.

Il Fatto quotidiano, 4 settembre 2025
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