GIUSTIZIA

Una bomba sul processo Ruby 3: inutilizzabili le testimonianze delle ragazze

Una bomba sul processo Ruby 3: inutilizzabili le testimonianze delle ragazze

Un bomba per far saltare il processo Ruby 3 a Silvio Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver pagato 29 testimoni affinché mentissero sulla natura delle feste del 2010 nella sua villa di Arcore. La bomba era stata innescata all’inizio del dibattimento, nel gennaio 2019, dal difensore di Berlusconi, Federico Cecconi, che aveva presentato ai giudici un’istanza sostenendo l’inutilizzabilità delle dichiarazioni delle giovani rilasciate nei processi Ruby 1 (imputato Berlusconi per prostituzione minorile) e Ruby 2 (imputati Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede, accusati di procurare le ragazze per i festini).

I giudici del collegio presieduto da Marco Tremolada rispondono ora, accettando l’istanza e facendo scoppiare la bomba: sono inutilizzabili. “Per un vizio patologico”, commenta a caldo l’avvocato Cecconi. Un “vizio” che fa addirittura svaporare le accuse di falsa testimonianza per tutte le imputate.

Perché? A causa di un’inchiesta chiamata “Green Fluff” in cui fu indagato anche Francesco Magnano, il “geometra di Arcore”, che era al lavoro per cercare case per le ragazze del bunga-bunga. Allora, nel 2012, la Procura di Milano chiese a Bankitalia informazioni bancarie sulle ragazze oggi imputate nel Ruby 3. Avrebbe dovuto iscriverle – sostiene ora il Tribunale – facendole diventare non più testimoni nei processi Ruby 1 e 2, ma imputate in procedimento connesso, dunque con diritto ad essere assistite da un difensore e ad avvalersi della facoltà di non rispondere.

Non potendo essere testimoni, cadono per loro le accuse di essere testimoni false. Tranne che, paradossalmente, per Barbara Guerra, perché fu iscritta per “Green Fluff” e nel 2014 archiviata (come i suoi coindagati, il geometra Magnano e la olgettina Iris Berardi) e dunque è tornata a poter essere testimone nei processi Ruby.

È la fine del processo Ruby 3? No, rispondono i magistrati dell’accusa, il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il sostituto Luca Gaglio. Il processo continua e non perde la sua forza, perché le accuse di falsa testimonianza sarebbero comunque cadute per l’arrivo della solita prescrizione. Ma restano le accuse più pesanti: quelle di corruzione in atti giudiziari.

A parere della Procura di Milano (forte anche della giurisprudenza consolidata dopo il processo Berlusconi-David Mills), le ragazze sono diventate “pubblici ufficiali” nel momento in cui sono state ammesse dal Tribunale come testimoni nel processo Ruby 1: e cioè il 23 novembre 2011. Hanno ricevuto da Berlusconi denaro e altre utilità (case, auto, regali) prima e dopo quella data. Secondo la difesa, per la generosità dell’amico Silvio che le voleva ripagare per i danni subiti a causa dell’inchiesta Ruby.

Secondo l’accusa, per addomesticare invece le loro testimonianze processuali. Sono dunque accusate di corruzione, perché hanno ricevuto denaro o altre utilità per compiere atti contrari ai loro doveri d’ufficio (in questo caso: di testimoni obbligati a dire la verità). Il reato di corruzione si consuma nel momento in cui si accetta il patto corruttivo, indipendentemente dal fatto se poi viene o no compiuto l’atto per cui si è stati corrotti.

L’accusa, infatti, nei processi Ruby 1 e Ruby 2 (i pm Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Pietro Forno) aveva rinunciato a tutte le testimoni, considerandole inquinate. Le ragazze erano intervenute nei due dibattimenti soltanto come testimoni della difesa. Quanto al processo oggi in corso a Milano, i pm Siciliano e Gaglio sostengono di avere a disposizione prove solide della corruzione, che prescindono del tutto dalle testimonianze rese dalle ragazze: sono lettere, chat, audio, telefonate, consegne di denaro in contanti, documenti bancari. Nelle prossime udienze si vedrà se quello scoppiato ieri era una bomba o un petardo.

Il Fatto quotidiano, 4 novembre 2021 (versione modificata)
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