POLITICA

Milano, Sala trionfa (per mancanza d’avversario)

Milano, Sala trionfa (per mancanza d’avversario)
Gli elettori di centrodestra sono rimasti a casa oppure hanno votato per Sala, dichiara lo stesso vincitore, soddisfatto di aver convinto anche i milanesi moderati. Degli altri dodici candidati sindaco, tutti sotto il 3 per cento, nessuno entrerà in Consiglio comunale, né Gianluigi Paragone (2,99 per cento) né la 5 Stelle Layla Pavone (2,7 contro il 10,1 portato a casa dal Movimento nel 2016).

Il Pd ha avuto un ottimo risultato, il 33,8 per cento, che si aggiunge al 9 della Lista Sala, al 5 di Europa verde e al 4 dei Riformisti (Calenda e Renzi). Ma con la vittoria al primo turno e l’affermazione della sua lista personale, Sala avrà mano libera per formare la nuova giunta (“entro una settimana”, promette) decidendo chi confermare assessore e chi cacciare. E non avrà più bisogno di apparentarsi con altre liste (come i 5 Stelle a cui aveva promesso un assessorato).

Ben diverso è l’umore al comitato elettorale di Bernardo. Fino a tarda sera non si vede nessuno, perché nessuno vuole mettere la faccia su una sconfitta prevedibile, ma non certo con questi margini. E così nel pomeriggio arriva soltanto Maurizio Lupi, mentre Bernardo improvvisa una conferenza alle 8 di sera. Per dare l’idea dell’umore nel centrodestra, Bernardo ammette candidamente che a cinque ore dalla chiusura delle liste non ha “ancora sentito Salvini e Meloni”. Il pediatra, più volte delegittimato dalla sua stessa coalizione, prova a minimizzare la disfatta: “L’unico vincitore è l’astensionismo. Io resterò in Consiglio comunale, abbiamo lasciato un seme che può crescere”.

E nell’analisi della sconfitta è priva di autocritica, se si pensa che per tre volte Bernardo se la prende coi tempi stretti della campagna elettorale: “Ad agosto Milano era vuota, abbiamo avuto 15 giorni per farci conoscere. Non voglio parlare di miracoli perché sono credente, ma sfido chiunque a fare di meglio”. Sarà. La realtà è che Lega e Fratelli d’Italia, principali azionisti della coalizione, hanno occhi solo per il risultato della propria lista.

Da settimane Salvini aveva l’incubo del sorpasso da parte di Meloni. A Milano non si verifica: 10,7 per cento la Lega, 9,7 per cento per FdI, a cui si aggiunge il 7 della declinante Forza Italia, l’1,8 della fallimentare lista di Maurizio Lupi (che si credeva un candidato forte alternativo a Bernardo) e il deludente 3 per cento della lista Bernardo. Con una curiosità: Chiara Valcepina, la candidata al centro dell’inchiesta di Fanpage sui presunti fondi neri a FdI, dovrebbe riuscire a entrare in Consiglio.

di Gianni Barbacetto e Lorenzo Giarelli, Il Fatto quotidiano, 5 ottobre 2021 (versione aggiornata)
To Top