CORONAVIRUS

Mascherine pagate e mai arrivate. Indagini anche in Svizzera

Mascherine pagate e mai arrivate. Indagini anche in Svizzera
Anche la giustizia svizzera si sta occupando delle mascherine italiane, pagate ma mai arrivate alle Regioni che le avevano ordinate. Ieri la Guardia di finanza si è presentata negli uffici della Protezione civile del Lazio, in via Laurentina a Roma. Intanto, a Lugano, il ministero pubblico del Canton Ticino sta aprendo un’indagine sulla Exor sa, società domiciliata a Lugano ma guidata dal milanese Paolo Balossi.Il nome Exor evoca una omonima finanziaria della galassia Agnelli, ma quella di Balossi è semplicemente una scatola finanziaria con indirizzo a Lugano che si occupa di intermediazioni commerciali. Aveva promesso ad alcune aziende italiane massicce forniture di mascherine, da rivendere poi alle Regioni italiane come protezione dal contagio da Covid-19.

Exor aveva incassato oltre un milione di euro: pagamento anticipato, per motivi d’urgenza, a marzo, nei momenti più caldi dell’emergenza virus. Ma le mascherine promesse non sono mai state consegnate. La Exor, come d’uso nelle grandi transazioni commerciali, aveva anche esibito il certificato Sgs che attestava l’esistenza della merce, rilasciato da una multinazionale della certificazione con sede a Ginevra.

Il certificato è falso: la Sgs non lo ha mai rilasciato. Così ora l’azienda italiana che si ritiene truffata ha dato mandato a un noto avvocato svizzero di presentare a Lugano una denuncia penale per falso. Chiesto anche il sequestro dei conti in Svizzera della Exor sa.

La storia delle mascherine fantasma è stata raccontata fin dal 7 aprile da ilfattoquotidiano.it. Il Lazio tra il 16 e il 20 marzo aveva fatto tre ordini, per complessivi 7,5 milioni, per l’acquisto di mascherine Ffp2 e Ffp3. La Regione guidata da Nicola Zingaretti si era rivolta a una piccola società di Frascati, la Ecotech srl. Le mascherine a Roma non sono mai arrivate. Dopo gli articoli deilfattoquotidiano.it, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo, con indagati i vertici di Ecotech.

Il fornitore di Ecotech, al quale sono stati anticipati oltre 14 milioni di euro sui 35,8 milioni totali, è proprio la società svizzera guidata da Balossi. Alla prima scadenza non rispettata, il 30 marzo, la Regione aveva reagito con la revoca dell’affidamento, datata 2 aprile.

L’8 aprile, però, nel corso di una conference call fra il direttore della Protezione civile Lazio, Carmelo Tulumello, il rappresentante di Ecotech, Sergio Mondin, e Balossi, la società romana ha mostrato i certificati Sgs a sua volta presentati da Exor, spingendo così la Regione ad annullare la revoca a partire dal 10 aprile e a dare nuova fiducia ai fornitori.

Nell’atto amministrativo di “novazione” si specifica che la marca delle mascherine sarebbe dovuta essere 3M, cosa smentita prima dalla 3M Italia e poi da Exor. Poi sono arrivate confuse rassicurazioni e smentite dalla Cina, Paese da cui sarebbero dovute arrivare le mascherine. Le successive scadenze del 17 aprile e del 23 aprile non sono state rispettate, dunque la Protezione civile regionale ha firmato, il 25 aprile, la revoca totale della commessa.

La Regione ora dovrà anche rientrare dei 14 milioni anticipati a Ecotech e in parte girati a Exor. In seguito alla segnalazione di un broker che dichiara di essere stato contattato da Balossi, Mondin ha sottoscritto il 20 aprile una polizza, pagando un premio di 160 mila euro, con la Seguros Dhi-Atlas, compagnia di Santo Domingo con sede a Londra e guidata da Andrea Battaglia Monterisi, 55 anni, imputato a Benevento insieme al boss di camorra Mimmo Pagnozzi.

Il caso delle mascherine fantasma del Lazio si è replicato, seppure con quantitativi decisamente inferiori, anche nella Regione Marche, per la quale Exor avrebbe dovuto fornire alla bolognese Envirotek srl una partita di 70 mila pezzi per una commessa da 120 mila euro. Anche in questo caso la Exor aveva presentato un certificato Sgs (con lo stesso numero di codice di quello fornito alla Regione Lazio) e lamentato “impedimenti delle autorità italiane”. Ma il governatore Luca Ceriscioli ha subito ordinato la revoca.

La Exor sa fa capo all’italiana Bi International, srl con 2 milioni di euro di capitale sociale, un solo dipendente e la sede presso la residenza milanese di Paolo Balossi. Altre sue aziende nel 2013 avevano fornito le ambulanze all’Ares 118 del Lazio. Da febbraio è indagato a Brescia per indebita compensazione e truffa aggravata ai danni dello Stato, per aver eluso nel 2016 il versamento di Iva e contributi Inps attraverso crediti fittizi per circa 450 mila euro, utilizzando la società Intimax spa.

Al centro dell’inchiesta di Brescia la commercialista Stefania Franzoni, fino al 2018 membro del collegio sindacale di Bi International, e Roberto Golda Perini, avvocato accusato in un’altra indagine bresciana di aver favorito un gruppo criminale legato alla mafia di Gela. Golda Perini aveva acquisito Intimax e aveva provato a chiuderla e riaprirla in Ungheria, prima di farla fallire e cederla a Mario Terenzio, 88enne amministratore di altre 26 società.

di Gianni Barbacetto e Vincenzo Bisbiglia, Il Fatto quotidiano, 30 aprile 2020
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