MILANO

Sala, sei settimane e mezzo

Sala, sei settimane e mezzo

Le prime sei settimane da sindaco sono servite a Giuseppe Sala per formare la squadra e lanciare i primi segnali. Con qualche incidente di percorso, uno slancio internazionale e l’indicazione di un programma di lavoro piuttosto ambizioso, con le periferie al primo posto: “Sono la mia ossessione”, dichiara il sindaco.

La squadra è stata composta non senza scivoloni. Ha nominato assessore al bilancio il suo socio in affari: Roberto Tasca, studio a Milano e cattedra di Scienze aziendali a Bologna, ex vicepresidente di Webank, ex presidente dell’organismo di vigilanza del Fondo Strategico Italiano e della Simest (entrambi di Cassa Depositi e Prestiti); ma anche fondatore, insieme a Sala, della società di consulenza Medhelan Management & Finance e di Sala è ancora oggi socio in Kenergy, impresa che produce energia elettrica fotovoltaica. “Ma non c’è alcun conflitto d’interessi”, taglia corto. Kenergy, insieme a un’immobiliare in Romania e a una casa in Svizzera, è costata a Sala un’iscrizione nel registro degli indagati per falso, perché non erano state dichiarate nella sua autocertificazione giurata del febbraio 2015.

Lo scivolone peggiore si chiama Antonella Petrocelli: Sala la nomina segretario generale del Comune, ma da tempo era indagata per turbativa d’asta a Como nell’indagine sulle paratie del lungolago e proprio 24 ore prima della nomina era stata addirittura rinviata a giudizio. “Non lo sapevamo”, spiegano a Palazzo Marino. Cinque giorni dopo, Petrocelli è costretta a lasciare la poltrona.

Per dare il segnale che le periferie sono in cima ai suoi pensieri, Sala ha convocato la prima riunione di giunta non a Palazzo Marino, ma al Giambellino. Esperimento che si ripeterà ogni mese. Con la promessa di trovare subito i 30 milioni che serviranno per ristrutturare e assegnare entro due anni le case popolari vuote e i 100 milioni per la manutenzione straordinaria dei caseggiati.

Ma più che le periferie, l’“ossessione” di Sala sembrano essere le banche, da cui ha chiamato il nuovo direttore generale del Comune, Arabella Caporello, che viene dalla Banca Popolare di Milano (e dalla Leopolda di Matteo Renzi), e il nuovo presidente di Sogemi (mercati all’ingrosso), Cesare Ferrero, ex Bnp Paribas. Dalla Cassa Depositi e Prestiti proviene il nuovo presidente di Fondazione Fiera, Giovanni Gorno Tempini, scelto di concerto con il presidente della Regione Roberto Maroni. Vicepresidente, Dario Frigerio, ex Unicredit.

Sala ha ripetuto, anche in trasferta a Londra, che Milano deve approfittare della Brexit per accrescere il suo ruolo internazionale, chiedendo per esempio di diventare sede di Ema, l’Agenzia europea del farmaco, e di Eba, l’Autorità bancaria. Ha proposto anche una zona tax-free per attirare imprese sull’area Expo. Sul fronte interno, ha dato vita al Comitato per la legalità e la trasparenza, presidente Gherardo Colombo. E venerdì prossimo celebrerà le sue prime unioni civili, unendo una coppia di uomini e una di donne.

Ha dovuto fronteggiare le proteste dei milanesi esasperati per i cantieri della metropolitana M4, promettendo aiuti ai commercianti. Ed è alle prese con la questione moschee: la Regione ha fatto saltare il bando per nuovi luoghi di culto, che ora dovrà essere riscritto. Una grana anche gli immigrati che continuano ad arrivare a Milano. Il sindaco, d’accordo con il prefetto – ma in assoluto disaccordo con Maroni – indica come luogo d’accoglienza il campo base di Expo. “Oppure sia Maroni a darci un’alternativa”.

Sala gode comunque di ottima stampa. È indagato, ha nominato assessore il suo socio in affari, direttore generale una renziana che ha partecipato alla Leopolda, segretario generale un’imputata. E se a fare cose simili fossero stati altri sindaci, tipo Virginia Raggi o Chiara Appendino?

Il Fatto quotidiano, 3 agosto 2016
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